CRITICA DELL'INTERFACCIA


Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

un'altra scrivania di/per Anna Setari
[blog fondato da Giovanni Monasteri]



Feaci poesia   


            Licenza Creative Commons
Questi testi sono tutelati da
Licenza Creative Commons




       

commenti recenti
brianzolitudine in le realizzazioni del...
AnnaSetari in perché solo loro?
proteus2000 in perché solo loro?
lalucedialcor in perché solo loro?
quyinto in perché solo loro?
AnnaSetari in Brazen, brash, bronz...
arden in Brazen, brash, bronz...
quyinto in una proposta
aitan in una proposta
utente anonimo in diario notturno

Contatore

visitato *loading* volte

 
martedì, 22 aprile 2008
vilia miretur vulgus


Negli anni 1592-94 i teatri a Londra furono a varie riprese chiusi a causa delle continue recrudescenze della peste ch'era quasi endemica in quegli anni in Inghilterra. Il giovane Shakespeare approfittò dell'ozio forzato della sua compagnia per dedicarsi alla poesia, e scrisse i suoi due poemetti narrativi, il primo dei quali,Venere e Adone, ispirato a Ovidio, uscì nell'aprile 1593, poco prima del suo ventinovesimo compleanno, ed ebbe un grandissimo successo che lo rese improvvisamente famoso: se ne fecero ben 16 edizioni in una quarantina d'anni.
Image Hosted by ImageShack.us

Ora, per festeggiare i suoi 444 anni (23 aprile), ho voluto rileggermelo. Shakespeare teneva moltissimo a questa sua opera. Ne aveva curato attentamente la stampa, affidata ad un affermato tipografo del tempo, che era anche suo compaesano e probabilmente compagno di scuola, Richard Field. Ci teneva sia perché, dedicando il poema al giovane conte di Southampton, sperava di riceverne protezione e compenso, sia perchè pensava di poter acquistare una fama più duratura scrivendo poesia per un pubblico eletto di intenditori, piuttosto che restando confinato nell'ambito dell'attività teatrale, popolarissima, ma di carattere volgarmente commerciale, e confinante col mondo, ai limiti della legalità, delle taverne e dei bordelli. Non a caso sul frontespizio del poemetto pone una citazione da Ovidio particolarmente significativa:
Vilia miretur vulgus: mihi flavus Apollo
Pocula castalia plena ministret aqua
.
(susciti pure ammirazione tra la massa ciò ch'è di scarso valore: a me possa il fulgido Apollo dispensare coppe piene dell'acqua della fonte Castalia)

Il poemetto mi ha sempre suscitato impressioni contraddittorie perchè non si lascia facilmente definire e mescola al suo interno aspetti molto diversi, opposti e contraddittori tra loro (Shakespeare è sempre così, del resto): è un'opera per un pubblico aristocratico, leggera e raffinata insieme, brillante, comica, erotica, patetica, con esempi deliziosi di delicatissima abilità descrittiva e, contemporaneamente, un qualcosa di più oscuro e persino di confusamente disturbante.

La storia è quella dell'affair tra Venere e il bell'Adone, che si conclude con la morte del giovane ucciso durante la caccia da un cinghiale.
La versione shakespeariana di questo tragico mito rovescia con effetto comico i ruoli: Adone, anziché corrispondere all'amore della più bella e sensuale delle dee, se ne difende con fastidio e disgusto. Sicché Venere è ritratta nel suo vano affannarsi tentando in tutti i modi, compreso l'uso di una certa energia fisica e di una controproducente loquacità concettosa, di appagare, accaldata e vogliosa, il suo bruciante desiderio di fare l'amore con lui.
Ma sotto la sensualità dei versi e la comicità della situazione c'è anche altro: non fa solo sorridere, per esempio, ma tocca zone oscure del profondo l'identificazione tra Venere e il cinghiale che infine uccide Adone: "Sì, sì - Shakespeare fa dire a Venere - è così che è stato ucciso Adone: con la sua lancia corre sul cinghiale, che smette d'arrotare contro di lui le zanne e pensa di persuaderlo con un bacio; e strusciandogli il grugno contro il fianco, il porco innamorato gli ficca nel tenero inguine la zanna, inavvertito. Avessi avuto io zanne, lo confesso, l'avrei ucciso per prima a furia di baci."
E molto è stato detto a questo proposito, e ci sarebbe ancora da aggiungere.

Ma io voglio notare qui soprattutto una nuova impressione, suggeritami anche dalla prefazione di Katherine Duncan-Jones alla recente edizione Arden dei poemetti.
Questo Adone che si difende e cerca di sfuggire alla presa di Venere (dicono che Shake si sia ispirato nell'immaginare tale situazione al quadro di Tiziano che fu a suo tempo lungamente esposto a Londra) sembra in realtà semplicemente troppo giovane per poter rispondere all'amore. È vero. A me fa pensare a un ragazzino alle prese con una vicina di casa o con la madre un po' viziosa di un compagno di scuola.
La sua immagine, ho pensato, somiglia a quella del Cupido del quadro del Bronzino, che ha il corpo di un adolescente e il volto ancora quasi del tutto infantile. E del resto a Cupido "quale appare nei dipinti" lo aveva paragonato Ovidio (fonte amatissima di Shakespeare) rievocando la sua nascita. Una nascita, fra parentesi, incestuosa.
Ma Cupido è il figlio di Venere.
Adone infatti rimanda all'immagine di un figlio.
Di un figlio ragazzino. Alle prese con una madre:

"Sta calmo, e stammi ancora un po' a sentire; è inutile che ti agiti, tanto non ti lascio andare. (...) Dove ero rimasta..?"
"E che ne so", fa lui, "lasciami andare e chiudi qui il racconto: la notte avanza."
"E con questo?" dice lei.
"Mi aspettano gli amici", dice lui, "e fa già buio e rischio di cadere..."



La seduttrice sconfitta è dunque la madre. E quindi è anche lei inclusa nell'identificazione con il cinghiale, la bestia selvaggia e assassina -
come dimostra il fatto che, quando s'imbatte nel cinghiale, nel vedere la sua bocca schiumante sporca di rosso, Venere (Shakespeare, cioè) pensa a "sangue e latte mescolati insieme".
Insomma non c'è mai fine alla vertiginosa profondità onirica dei testi di Shakespeare.

Postato da: AnnaSetari a 15:56 | link | commenti (4) |
shakespeare


Commenti
#1   22 Aprile 2008 - 20:27
 
Sangue e latte mescolati insieme, non solo la profondità onirica dei testi di Shakespeare è vertiginosa, ma la tua attitudine ad estrarne le gemme è per me impagabile.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente toporififi

#2   23 Aprile 2008 - 10:41
 
Quoto-topo! ;)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente brianzolitudine

#3   24 Aprile 2008 - 20:15
 
E' di una giovinezza atemporale, Adone, in cui latte e sangue sembrano contigui, appena sotto la pelle.
Corre per sfuggire o per nascondersi, oggetto d'amore vagante...
Che bella la lettura che ne hai fatto, Anna.
Ha ragione il Topo, che saluto da qui.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente colfavoredellenebbie

#4   30 Aprile 2008 - 18:48
 
Il sesso, anzi, proprio il sesso femminile - per il giovane che forse lo ha solo intravisto e toccato fugacemente, scorgendone e saggiandone l'umida tenebrosità - ha qualcosa di terribile e ripugnante, tanto da poter essere assimilato a un grugno maialesco. Sì, è plausibile.
peccato che non sia mai diventato adulto, il povero Adone. Non sa cosa si è perso :))

Anna, sei grande.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente proteus2000

Commenti