Data la sua sgradevolezza, pronostico (ma non auguro) un buon successo all'aggettivo "talentato", che, a quanto pare ha soppiantato il precedente "talentuoso" (che ha perso appeal, ed è oggi più raro a sentirsi persino di "emblematico"). Tra talentuoso e talentato, difficile stabilire quale dei due aggettivi sia più brutto.
C'è chi vorrebbe che qualche autorità negasse loro il diritto di circolazione. Ma, come è noto, a una parola, per esistere e circolare, basta il fatto di andar circolando, appunto, e non ha bisogno di permessi di soggiorno né può venire reclusa in qualche CPT o riaccompagnata nel fondo della strozza da cui primamente è uscita.
Dunque l'aggettivo talentato, come già l'obsoleto (!) talentuoso, gira liberamente, festeggiato e, in ragione della sua bruttezza, bene accolto tanto da finire subito in televisione.
È lì che io l'ho udito ieri per la prima volta, dalla bocca di un immarcescibile (altro aggettivo di antico successo) Cirino Pomicino - quello vero, non quello del film - e non intendeva buffoneggiare, aggiungo. Anzi era, nei limiti del suo lieto carattere, serio. Rammemorava le virtù della DC, Andreotti e i bei tempi andati (che, tra parentesi, sono i tempi precedenti la diffusione di "assolutamente sì" e "assolutamente no" - formule che, a mio parere, devono la loro larga diffusione pubblica alle trasmissioni televisive dei processi di "manipulite". Erano usate spesso dagli imputati; i quali evidentemente apparvero subito quali modelli ed arbitri di eleganza).
Certo che talentuoso che rima con presuntuoso, ma anche con prestigioso, benché richiami pure untuoso (di pizza per esempio), resta parola alludente a una qualche vitalità paesana un po' smargiassa; mentre talentato fa rima con disgraziato, ritardato, gravato o con i suoi compagni incidentato, difettato e via dicendo. Senza dire che porta alla memoria qualcosa anche di tarantolato - il che lascia pensare che il talento sia in fondo una mazzata che ti casca sulla testa, una croce o un motivo di crocifissione, o per lo meno di reclusione.
Né la cosa migliora se lo facciamo rimare con miracolato - perché pure il miracolato indubbiamente si porta dietro per sempre il puzzo della disgrazia da cui è guarito.
Ecco un esempio del clima idilliaco e incoraggiante che si può finalmente respirare liberamente nel nostro bel paese.
Guardate e ascoltate QUI
"In uno Stato democratico, che si onora di promuovere la libera iniziativa in ogni campo, non sembra giustificarsi l’esclusione di un adeguato sostegno all’impegno delle istituzioni ecclesiastiche nel campo scolastico."
"Desidero ripetere a voi, cari Vescovi italiani, ciò che dicevo lo scorso 16 aprile ai nostri Confratelli degli Stati Uniti: 'Quali annunciatori del Vangelo e guide della comunità cattolica, voi siete chiamati anche a partecipare allo scambio di idee nella pubblica arena, per aiutare a modellare atteggiamenti culturali adeguati'. Nel quadro di una laicità sana e ben compresa, occorre pertanto resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato."
È sempre lui a dire queste belle cose: il nostro amatissimo Papa (ripeto qui il link per l'intero discorso).
Lui sì che, dall'alto del suo trono, sa cosa sia davvero uno "Stato democratico".
Lui sì, che sa cosa sia la laicità (quella sana, quella ben compresa - quella che piace a lui, insomma: non la nostra).
E ha ben ragione di gioire per l'ingresso del nostro acclamato grande statista o novello uomo della Provvidenza a Palazzo Chigi, oltre che per l'ombra silenziosa e tranquilla in cui si è celata l'opposizione: queste ottime circostanze gli fanno realisticamente sperare di far pagare a noi (compresi i laici insani) le sue scuole cattoliche, oltre che di ampliare lo spazio dedicato alla Chiesa nei media: non più solo i telegiornali e le innumeri fiction con preti, santi o fittizi, quali protagonisti, non più solo i preti e le suore giocose nei programmi di intrattenimento, ma lui in persona, il Papateologo accanto a Pippobaudo o Fiorello nei vari festival di Sanremo e, chissà mai, anche nel Grande Fratello.
Apparizioni che saranno adeguatamente compensate, suppongo.
Sempre da noi. A fin di bene, devolute a opere di carità , s'intende.
Parlando ai vescovi, stamattina il Papa ha detto, fra l'altro:
"...avvertiamo con particolare gioia i segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo. Esso è legato al profilarsi di rapporti più sereni tra le forze politiche e le istituzioni, in virtù di una percezione più viva delle responsabilità comuni per il futuro della Nazione." (qui)
Ha ragione: lo stanno notando tutti, infatti. E tutti (tranne i reprobi, i brutti, gli sporchi e i cattivi) non fanno che rallegrarsene.
Il futuro della Nazione viene incontro alle nostre aspettative e anche le supera a giudicare dalle prime avvisaglie:
il papa parteciperà a Domenica in!
Da ottobre. Per leggere la Bibbia. In par condicio con i rappresentanti delle religioni delle nostre famosissime radici - e cioè un rabbino, un prete ortodosso e un pastore protestante.
Era ora! finalmente anche noi, come i più fortunati popoli arabi, potremo venire raggiunti nell'ozio pomeridiano domenicale oltre che dal sound delle cronache sportive e delle canzonette, anche dai versetti religiosi, diffusi provvidamente dal servizio pubblico televisivo.
(Laicamente, s'intende).
Oggi da leggere su La Repubblica l'articolo di Edmondo Berselli
Il nuovo conformismo.
E da non perdere quello di Adriano Sofri, Il Paese dei giustizieri.
Molto bello, come il precedente Il vento xenofobo e le colpe della Sinistra, del 20 maggio (sempre su La Repubblica).
Trasferisco qui il discorso in versi in precedenza pubblicato su Novamente.
Non sono integrati? E chi lo dice?
Lo sono invece,
e proprio nello specifico italiano:
nel precariato, nel lavoro in nero
nei campi, nelle case, nei cantieri,
nelle piccole imprese,
e nelle quotidiane morti bianche
per cui ci distinguiamo.
Nell'arrangiarsi poi, ch'e nostro vanto,
non sono a noi da meno -
per non dire di chi è entrato con lo spaccio
di droga o carne umana
tra i ranghi o la manovalanza
dell'azienda che, quanto a fatturato,
è la prima d'Italia - e segue
la filosofia di quel sistema
che è cosa proprio nostra,
interna, duttilmente capillare,
radicata a fondo nel territorio,
e prodotto d'esportazione
che fa noto nel mondo il nostro nome.
Ancora una poesia di Giovanni Monasteri, appena pubblicata sul suo blog Proteus:
Lament for a Shadow Cabinet
O nobile ombra, o
spento simulacro di governo,
fioca parvenza di governo,
lemure smunto e afono
che concioni suadente
con vigore fiacco e senza l'audio
su podi bassi e smorti - mentre gli altri
sbraitano da palchi
imponenti e radiosi!
O sbiadito fantasma,
malinconico spettro di speranze
defunte, scialbo dissenso,
consenso rassegnato,
buonsenso vile e impotente!
O collegio irreale, ministri
fantasmatici, sottosegretari
pallidi, ministeri oltretombali!
Ah tarda, inerte saggezza!
Imbelle bontà sbeffeggiata!
Pazienza mite e codarda!
Ah impegno inoffensivo,
irrisa pacatezza, moderazione,
stolta ragionevolezza!
Ah confronto civile, civile
indignazione, e rispetto
dei patti statuiti
e per le istituzioni
E cerchiobottismo, e ragioni
di chi ha avuto ragione,
pace dei vincitori,
virtù che soccombe e si riduce
in ranghi sempre più angusti,
nel limbo dell'opposizione!
Se po' fa', ma tacete, state bboni,
a cuccia, a gnaulare in castigo,
al palo, alla stanga - nell'ombra!
di Giovanni Monasteri
Chi sono quelli da temere e da perseguire?
QUESTI?
Oppure magari QUESTI?
Oppure è meno rischioso prendersela con QUESTI?
Sono loro i nostri nemici?
Sulla necessità di averne uno, vale la pena di ascoltare quanto dice Umberto Eco nella sua lezione intitolata Hostis, hospes. Costruire il nemico.
Volendo si può, in alternativa, leggere parte del testo come è stato pubblicato su Repubblica, QUI. Ma ha vari tagli.
"....fieri dell’antico spirito di accoglienza e dell’antica capacità di integrazione del nostro popolo."
(il presidente del consiglio quattro giorni fa alla Camera)
Visto che non ha condannato gli autori delle azioni da pogrom di Ponticelli, né ha elevato alcun tipo di protesta, vuol dire che questa volta il nostro non si è sentito frainteso dalla loro interpretazione di questa sua bella frase.
Il fatto riportato ieri dal Corriere della Sera, quello qui da noi più grave, più allarmante e preoccupante dei nostri giorni, è naturalmente l'attacco violento e l'incendio dei campi dei Rom, organizzato e messo in atto dai camorristi "in favore" e con l'appoggio collaborativo e corale della gente di Ponticelli.
È la prima volta che si verifica un pogrom qui in Italia.
La cosa avrebbe dovuto riempire le pagine dei quotidiani di discussioni roventi, pubbliche riflessioni ecc. Ma niente di niente. Il fatto è considerato niente di più che un segno di quanto grave sia il problema, non della nostra civiltà , non della deriva morale del nostro paese e neanche di una situazione straordinariamente complessa, ma della presenza dei Rom.
E oggi non se ne parla un granché. Nonostante un qualche sussulto della Chiesa, cui stavolta non viene data enfasi - e passa perciò inosservato.
Il pubblico televisivo (la maggioranza degli italiani), tenuto all'oscuro di tutto, viene indotto a ritenere che le gesta vergognose di Ponticelli siano il risultato quasi eroico e virtuoso dell'esasperazione popolare di un popolo più esuberante di altri.
Viene infatti imbonito (e istruito, o sarebbe meglio dire, "eccitato") con continue interviste a passanti manco a dirlo "esasperati", o a sindaci che ipocritamente dicono che, sì, certo, si sa, la violenza è male, ma quella dei mitissimi abitanti di Ponticelli va capita. La parola camorra è bandita da tutti i discorsi sulla sicurezza: il quadro è quello di italiani, tutti pacifici e civilissimi come i telespettatori (si sa: non sono del resto anch'essi bravi telespettatori come noi?) assediati da minacciosissimi e brutti extracomunitari.
"Noi siamo contro chi delinque", tuonano con lapalissiana profondità i nostri governanti*.
E viene intanto dato a intendere che a delinquere, in questo nostro paese di mafia e di immondezzai (e di altro), siano soprattutto, se non solo, gli extracomunitari, e in particolare i Rom. Tutti. Collettivamente. Col semplice fatto di esserci.
La violenza contro i Rom, anche se un po' scomposta, risulta dunque nella sostanza una spontanea, generosa e quasi legittima forma di giustizia. Come fu, ai tempi dei pogrom, quella contro gli ebrei.
Le squadracce incendiarie di Ponticelli intanto girano impunite e non vengono ricercate nemmeno dalla polizia (come è spiegato in questo bell'articolo di Geremicca sulla Stampa di stamattina).
Anche la camorra, non solo la molto ammirata Lega, è maestra nel mantenere il contatto (o radicamento che sia) col territorio.
_______________________
*Stamattina il ministro degli interni, Maroni, ripetendo, bontà sua, che la "rabbia non deve prevalere sulle regole di convivenza civile", non ha potuto poi fare a meno di aggiungere l'aggettivo "orribile", non certo alla rabbia, ma al "tentativo di rapimento del bambino".
C'era bisogno? Temeva che se non l'avesse definito "orribile" qualcuno potesse non provare sufficiente rabbia?
Fra l'altro, non ci insegnano sempre, (vedi il caso esemplare di Cuffaro) che c'è la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva?
Da leggere questa cronaca da Napoli di Marco Imarisio sul Corriere della sera:
In motorino con le molotov «È la nostra pulizia etnica»
Le bande di incendiari partono dal fortino del boss
Io mi vergogno.
Dunque, riassumendo, ecco i primi segni del miglioramento del clima democratico e della fine delle risse e delle violente contrapposizioni, in questa nuova fase, forse terminale, della nostra Repubblica:
finalmente si riconosce a chiare lettere a tutti il diritto alla sicurezza della propria persona e dei propri beni (se sei Rom o "nomade" o vattelappesca quale altra vaga "cosa diversa e senza radici", beh, allora mica puoi pretendere... Il sano risentimento di una brava popolazione esasperata dai tuoi continui furti di bambini, va capito e rispettato. E va tradotto magari in disposizioni legislative. Cosa dici? Non risulta dai dati delle questure e dei tribunali che tu abbia mai rubato bambini? E che c'entra! È la percezione quello che conta).
Non vi pare che già si respiri meglio?
E anche per quanto riguarda il mostro evocato da Fini nel suo discorso inaugurale, il famigerato relativismo, così in odio al nostro buon Papa, ecco finalmente il primo esempio pratico di come ci si possa opporre al suo dilagare:
in Parlamento ognuno ha diritto di esprimere liberamente la propria posizione e il presidente col suo campanellino e la sua autorità sta lì anche per far rispettare questo diritto. Sicuro. Certo. Ma dipende anche da quello che dici. No? Se sei minoranza, se la tua verità non è conforme alla Verità maggioritaria, se pretendi di parlare pur essendo stonato rispetto al Coro Sacro (o meglio, Salmodia antifonale), beh, allora, cosa pretendi? Bene fa la maggioranza a schiamazzare.
È ora di finirla con le verità al plurale.
[Aggiungo: è interessante (e conforta un po' circa l'esistenza di una qualche opposizione) questa intervista della Bonino (è di ieri, su RepubblicaTV):
"Ho apprezzato la rivendicazione dei meriti del governo Prodi. Per quanto riguarda il dialogo con la maggioranza, per noi Radicali il dialogo è sempre stato un metodo. Però ormai è troppo, trovo un pò stucchevole che qualunque cosa sia dialogo, armistizio. Vorrei ricordare a Berlusconi che per 20 mesi, ogni giorno, il centrodestra ci accusava di essere illegittimi, di aver vinto con i brogli. Per non parlare delle gazzarre infinite al Senato. Dalla sera alla mattina siamo passati al buonismo andante. Lo dico al Pd: bisogna essere netti, chiari, non si può essere d'accordo su tutto".] .