Avvicinandosi il giorno delle elezioni c'è ancora più d'uno che si mostra dubbioso o perplesso. Scontento.
Anch'io sono scontenta.
Ma se solo penso alla sera del 14 aprile, quando i risultati appariranno chiari e irreversibili, e a come starò male, a come ci guarderemo in faccia incontrandoci dal giornalaio, alla nausea che ci salirà nel vedere che davvero, che di nuovo, i compatrioti avranno dato fiducia al wannamarchi, se penso al peso che verrà a gravarmi nel petto - beh, allora non ho alcun dubbio su come votare.
C'è chi dice: A che vale? Non vedi i sondaggi? già lo sappiamo chi vince. Tanto vale salvarsi l'anima e dare il voto a quelli che cantano l'Internazionale, che sono laici, che nominano alcuni ideali...
Il fatto è - dico io - che, una cosa è prevedere il lutto mentre ancora nulla è deciso, un'altra poi è quando accade; e sapere che non c'è più niente da fare, e quello che si poteva non è stato fatto.
Arpaste, sai, quella schiava balorda, la buffona di mia moglie, mi è rimasta in casa come pesante eredità . Io infatti sono assolutamente contrario a queste stramberie; se mi voglio divertire con un buffone, non ho bisogno di cercare tanto lontano: ho me stesso di cui ridere. Bene, questa buffona all’improvviso ha perso la vista. Ti racconto una cosa incredibile, ma vera: lei non sa di essere cieca; e continuamente chiede a chi l'accompagna di andare via, dice che la casa è buia.
Ciò che in lei ci fa ridere, sia chiaro, accade a tutti noi. Nessuno capisce di essere avaro, nessuno avido. I ciechi almeno chiedono una guida, noi invece andiamo vagando senza guida e diciamo: "Non sono io che sono ambizioso, è che nessuno può vivere diversamente a Roma; non sono io ad essere uno spendaccione, ma è la città che impone spese enormi; non è un mio vizio quello di essere irascibile, e se ancora non ho dato un indirizzo sicuro alla mia vita: è la giovinezza a provocare questo."
Perché vogliamo ingannarci? il male non sta fuori da noi: è dentro di noi, cova nelle nostre viscere. E il fatto stesso che non ci accorgiamo di essere malati rende la guarigione più difficile. Se non cominceremo a curarci, quando riusciremo a scrollarci di dosso tanta forza di mali?
Ma in realtà neppure lo cerchiamo un medico.
Da Seneca, Lettere a Lucilio, libro V.
Non appena qualcuno viene ucciso, specie se barbaramente, specie se giovane, ecco che il giornalista di turno, se non gli è riuscito di ficcare il microfono direttamente tra i denti del padre o della madre, si attacca al citofono della loro casa per chiedere non più il solo, rituale "Cosa prova?", ma anche se perdona agli assassini.
Pare che la prima urgenza dell'informazione dopo un'assassinio sia accertarsi del perdono: è urgente, sembra, far sapere ai concittadini se il perdono viene immediatamente concesso, se viene dilazionato o condizionato da un SE o magari negato con un MAI e con esasperate invocazioni di pena di morte.
Quanto agli assassini, l'importante per i nostri professionisti dell'informazione è non tenerci all'oscuro circa il loro "mostrare (o non mostrare) pentimento". Il pentimento infatti, che una volta era cosa che si doveva o poteva provare (sentire nell'intimo), ora è cosa che soprattutto si deve mostrare. Alle telecamere, possibilmente.
Il segno principale con cui un perfetto assassino mostra il suo pentimento è quello di chiedere per lettera il perdono ai parenti della vittima già fin dal primo giorno di arresto, e di tenerne informati attraverso il solerte avvocato gli altrettanto solerti giornalisti.
In questi giorni tuttavia c'è stata una variazione nel rito: il padre che ci è stato somministrato a pranzo e a cena più di recente non era il parente della vittima, ma quello dell'assassino. E ci ha spiegato che il figlio è un bravissimo ragazzo, di quelli che ogni genitore si augura di avere, e che soffre molto per la disgrazia che gli è capitata (quella di scappare dopo aver investito e ucciso due ragazze a Roma, e di venire preso lo stesso): è proprio malridotto, povero figlio, sull'orlo del suicidio.
Stasera a cena mi aspetto perciò che, considerato che oggi è oltretutto Venerdì Santo, venga chiesto a questo padre accorato se perdona quelle due vittime che sono andate a farsi mettere sotto proprio dal povero figlio suo.
(Sono tre giorni che non passa telegiornale senza che si veda il padre del pirata della strada (romano, non romeno) che ha travolto le due giovani irlandesi, concionare sbandierando la moralità del figlio, la commovente disperazione che questo povero giovanotto prova, le immediate richieste di rapido perdono che ha inoltrato alle famiglie delle vittime e altre edificanti azioni e nobili sentimenti dell'ottimo rampollo.
Del resto non può che essere ottimo un giovane il cui genitore, ufficiale della polizia municipale, gli ha fin da piccino insegnato che "quando fa un incidente si deve fermare, perche' e' stupido scappare, primo o poi ti beccano, ando' vai? Per cui tanto vale fermarsi."
Questo padre così loquace, e tanto ben visto dai media, è candidato alle prossime elezioni comunali a Roma.
Per quale parte è facile dedurlo dai su riportati ragionamenti educativi.)
L'altro giorno il Berlusconi ha rilanciato il suo allarme-brogli.
Ne deduco che i sondaggi non lo rassicurano quanto vorrebbe.
In questo mondo di Guantanamo (ce n'è, o ce n'è stata fino a ieri, una a due passi da noi, in Kosovo, nella grande base NATO di Camp Bondsteel, nel silenzio quasi generale) e Bolzaneto (tanto per esemplificare evitando lunghi elenchi) è sicuro che sia la Cina il vertice della violazione dei diritti umani? l'unica da entusiasticamente "boicottare" (questo termine sta facendo la fine di "moratoria") da parte nostra (cioè di noi civilissimi e sensibilissimi, come ogni dì si vede, a qualsiasi violazione della democrazia?)
Finalmente, ora lo ha detto anche Adriano Sofri, nel suo libretto "Contro Giuliano"*.
Cosa?
Il fatto che l'idea provocatoria della "moratoria" per l'aborto non è parto originale della mente di Ferrara, ma in realtà è nata, sempre con intento foscamente provocatorio, a novembre 2007, all'ONU, su iniziativa dei paesi favorevoli alla pena di morte - e precisamente dall'Egitto, dall'Iran, dal Sudan, dalla Libia, Arabia saudita, più gli Usa e altri.
Il fatto che dunque è un'idea nata per intralciare la moratoria contro la pena di morte.
Il fatto che Ferrara se ne è appropriato e, fidando nella disinformazione generale, ha evitato di accennare dove l'avesse presa.
Mi amareggiava che nessuno, nel contrastare l'iniziativa di Ferrara avesse reso nota e sottolineata la genesi così significativa della sua brutta provocazione.
Finalmente, ora che ne parla Sofri nel suo libriccino, forse la notizia avrà un po' di diffusione e autorevolezza in più rispetto a quando ero forse io la sola a parlarne tra i quattro o tre gatti che leggono questo blog (vedi QUI il 19 dicembre scorso, e poi ancora QUI e QUI).
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*Non ho ancora letto il libretto di Sofri (Sellerio 2008): mi riferisco pertanto ai commenti e alle sintesi fatte sui giornali da chi lo ha letto. In particolare, all'articolo di Anna Bravo su La Repubblica del 14 marzo: è qui che ho appreso che, fra le molte altre cose importanti, Sofri parla anche dell'uso pro-forca della questione dell'aborto fatto dai paesi fondamentalisti l'autunno scorso all'ONU.
Domenica scorsa il papa ha nuovamente parlato degli embrioni e delle persone ridotte a una condizione vegetativa, la cui esistenza in vita dipende dal grande progresso della moderna tecnica medica.
Ha detto: "L'uomo rimane uomo* con tutta la sua dignità , anche quando è un embrione o in stato di coma."
Sempre nello stesso discorso ha anche affermato, secondo quanto riportano i giornali, che tutta la scienza "e' una grande lotta per la vita", ma anche se la medicina riuscisse a trovare "una pillola dell'immortalita' ", cio' porterebbe solo ad un mondo di vecchi, senza piu' spazio per i giovani". Dunque è meglio non sperare nel "prolungamento infinito della vita biologica". La sola eternita', ha aggiunto, si trova nell'incontro con Dio.
Bene. Sugli effetti di una ipotetica "pillola dell'immortalità " basta un minimo di immaginazione per essere d'accordo con lui.
Se però non ho capito male (e non credo) il Vaticano approva chi ritiene che un feto venuto alla luce molto prematuramente debba essere rianimato e tenuto in vita con tutti i mezzi di cui la scienza e la tecnica attuali dispongono. Allo stesso modo, il papa e i vescovi si battono contro il testamento biologico e l'interruzione dei trattamenti medici che prolungano l'agonia senza offrire sollievo o miglioramento al paziente.
Mi chiedo quale sia la coerenza interna tra queste due posizioni: quella contro la ricerca di una "pillola dell'immortalità " e quella contro il diritto degli uomini e delle donne di nascere e morire umanamente.
I feti prematuri che vengono rianimati e fatti vivere a forza attraverso tubicini collegati a sempre più potenti macchinari, non sono infine che cavie (sofferenti e destinate alla sofferenza) di una sperimentazione tecnica che tende alla scommessa di tenere in vita fuori dall'utero materno feti sempre più prematuri.
Così come i moribondi, che sopravvivono artificialmente, legati ai macchinari, sono a loro volta cavie di una sperimentazione molto coerente con l'obiettivo di tenere in scacco la morte.
Non voglio discutere ora su tali sperimentazioni. Esce dalle mie competenze, oltre tutto.
Mi chiedo però in che modo possa la Chiesa affermare contemporaneamente posizioni tanto in contrasto tra loro. Come possa, cioè, mentre parla di "dignità ", incontro con Dio e di Vita Eterna nel senso cristiano, battersi così appassionatamente per consegnare la nascita e la morte degli uomini e delle donne totalmente nelle mani della tecnica e della istituzione medica.
*(il papa usa il termine "uomo" all'antica, intendendo umanità , immagino).
Per il discorso del papa di domenica 9 marzo faccio riferimento QUI, ma è stato riportato da tutti i giornali.
Sono molto contenta per la bella vittoria di Zapatero il socialista in Spagna - e per la sconfitta dei preti oscurantisti e del tanto fatuamente osannato Sarkozy.
La gente scrive perché non ha abbastanza carattere per non scrivere.
Karl Kraus
(citato da Paolo Colagrande nel risvolto di copertina di Fìdeg, Alet, Padova 2007)
Sono già 181 i morti in incidenti sul lavoro dall'inizio dell'anno a oggi (cioè in soli 61 giorni).
Gli ultimi quattro, dipendenti della società Truck Center, sono morti oggi a Molfetta per le esalazioni di acido solforico provenienti da un'autocisterna che trasportava zolfo.
(per il numero delle vittime faccio riferimento all' Osservatorio sulle condizioni del lavoro e le malattie professionali di Articolo 21.)
Il post del 29 febbraio è svanito. Se ne potrà riparlare, eventualmente, tra quattro anni.