CRITICA DELL'INTERFACCIA


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un'altra scrivania di/per Anna Setari
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martedì, 30 ottobre 2007
SCOOP : rivelata la vera identità di Willm Shaksp!

Finalmente la vera identità di Shakespeare sta per essere rivelata.
Altro che Bacone, altro che il conte di Oxford caro a Looney e Silliman, altro che il fantomatico Jacques Pierre di cui favoleggiava (ahimé) Freud, altro che Marlowe (sopravvissuto alla propria morte) o addirittura la regina Elisabetta, o il siculo Fraccalanza o lo Sheikh Zubair (o chiunque altro, tranne naturalmente l'attore di Stratford-upon-Avon)!
La verità è un altra e molto più emozionante: Master Shakspere non è mai morto!
Non solo metaforicamente, perché come disse il suo collega-amico-rivale Ben Jonson "He was not of an age, but for all time!", ma proprio letteralmente, fisicamente, cioè.
Ecco che si spiega finalmente perché sulla sua tomba ha voluto far incidere quei versetti con cui diffida ognuno dal toccare le sue ossa. È molto semplice: il fatto è che non ci sono ossa in quella tomba famosa, perché Shakespeare non è mai stato sepolto né lì né altrove: in realtà Shaksp è un una specie di Orlando (quello di Virginia Woolf) e continua avivere le sue infinite e diverse vite, spesso tornando anche a calcare palcoscenici.
Attualmente si chiama infatti Marco Paolini.

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La somiglianza a me pare sbalorditiva: non solo le labbra sono identiche, ma anche la fronte alta e caratteristicamente un po' ad uovo. Anche il naso è somigliante, come pure l'arco delle orbite, la tempia, la ruga verticale sulla fronte. Insomma sono la stessa persona che ha semplicemente cambiato il taglio dei suoi pochi capelli e la foggia dell'abito - e prima si è affidata a un pittore di non grande pregio, poi a un fotografo esperto.

Quanto ai due tipi qui rappresentati: Marco Paolini sapete tutti chi è. Stasera oltretutto il suo spettacolo tratto dal Sergente nella neve di Rigoni Stern sarà trasmesso in diretta da La7 alle 21,30. Anche Shaksper tutti sanno chi è: dico solo che questo suo probabile ritratto, che si trova alla National Portrait Gallery di Londra, è noto come il ritratto di Chandos, dal nome della famiglia che lo conservò nella propria casa fino a che questa con tutto il suo contenuto non finì per bancarotta all'asta. Il nuovo proprietario lasciò poi il ritratto alla nascente NPG nel 1856: fu il primo della collezione.


Io scherzo, ovviamente. Lo scoop, la identità rivelata ecc. sono uno scherzo. Lo dichiaro e ripeto a scanso di equivoci, perché non si sa mai: le cose assurde, quanto più sono strampalate, tanto più facilmente trovano persone disposte alla credulità.

Questo è particolarmente vero quando si tratta di Shakespeare. E a questo proposito, mi ha rinfrescato la memoria il libro che stavo leggendo in questi giorni non senza divertimento: un'ennesima biografia di Willm Shaksp. Niente di professorale: l'autore del libro è Bill Bryson un giornalista, viaggiatore, brillante divulgatore, un americano di quelli, per intenderci, che se ne scappano a vivere in Inghilterra.

Più che una biografia, il suo libro (si intitola Shakespeare e fa parte di una collana dedicata alle "Vite eminenti" della HarperCollins, Londra 2007 - non ancora tradotto in italiano) è una limpida esposizione dello stato degli ingarbugliatissimi studi e delle congetture sulla vita di Shakespe. Si legge molto volentieri, perché Bryson, oltre che essere dotato di un bell'umorismo (cui deve gran parte della sua notorietà), è ben documentato e non manca di fornire anche vari dettagli, poco noti ai non addetti ai lavori, sulla vita in Inghilterra al tempo di Elisabetta.

A proposito del personaggio del ritratto di Chandos, "Non sembra il tipo d'uomo cui si affiderebbe a cuor leggero la moglie o una figlia cresciutella", commenta Bryson (senza rischio di querele, nel suo caso) e richiama l'attenzione del lettore sull'orecchino, e sulla bocca - che uno dei maggiori studiosi e biografi moderni di Shakspere, Samuel Schoenbaum (anche lui senza rischio), ha definito lubricious - e non c'è bisogno di traduzione per capire cosa intendesse.
Confesso che è stato proprio guardando quella bocca, che a me è venuto in mente (what a lubricious thought!) Marco Paolini. E la foto, trovata per verifica con l'aiuto di google, mi ha confermato nella somiglianza.

Sarebbe bello, ho pensato, che l'ottimo Marco Paolini si accorgesse a sua volta di questa straordinaria somiglianza e si lasciasse trasportare dalla sua suggestione verso nuove avventure teatrali.


Willm Shaksp, Shakespe, Wm Shakspe, Willm Shakspere non sono che i vari modi in cui si firmava Shakespeare nei documenti rimasti.
Tutti gli spelling possibili, insomma, tranne quello ora in vigore
.

Postato da: AnnaSetari a 13:42 | link | commenti (8) |
shakespeare, paolini, bryson

domenica, 28 ottobre 2007

Una poesia di Giovanni Monasteri, scritta in margine ai post precedenti: enjoy it!


déi prefer
(improve your english)

Ho letto Manzoni e Foscolo, ma non solo.
Il Morgante del Pulci, le Stanze
del Polizano, la Secchia del Tassoni.
Ho un background discreto di studi classici
(sì, faccio per vantarmi).
Da giovane traducevo
Esiodo Pindaro Alceo,
oltre che Cicerone.
Ma, a parte l'arteriosclerosi e l'oblio
che tutte cose involve (to involve),
sono un illiterate, non c’è rimedio.

Non riesco a imparare l’inglese.
E tampoco l’americano.
Eppure studio, m'impegno,
tra i preferred figurano e frequento
diversi web magazine, ascolto dischi,
mi guardo film con Tom Hanks e Julia Roberts
subtitled per i deficienti.
La mia lingua materna è una lingua
antica, gallo-italica,
con influenze arabe e catalane.
A scuola, ai miei tempi, si studiava
due lingue ugualmente straniere:
l’italiano e il francese.

Whitman e la Dickinson li capisco,
quasi, col solo ausilio del dizionario
e senza testo a fronte,
ma non so rispondere on the fly
a un banale whereareyoufrom.
Non so quanti anni ho, che ora sia,
che giorno della settimana
(questo in nessuna lingua).
Appaio perplesso persino quando asserisco
che my name is Jowàni (con una en).

Per fortuna c'è Anna
che mi aiuta a capire.
Lei conosce a memoria tutto Shakespeare
(compresi le allegre comari e esiulàikit).
Mi spiega che la causa, la vera causa
del rincaro del pane
è la fame: ma non fame di pane
(di quella non ce ne fotte,
no matter), sibbene
una fame più perniciosa d’ogni altra fame.

Dice che i coltivatori del Montana,
quelli che irrigano i campi con gli aeroplani,
non hanno più interesse,
habent no longer interest
in investing sul grano.
Déi prefer granoturco e girasoli,
much more.
E non per farci mais in boatta
e olio (indispensabile
per friggere il pollo nei KFC
e patate nei McDonald):
col frumentone e con i sunflowers
ci fanno, udite udite,
biodisel: gasoline!


Exercices


The market is the market;
the business is the business;
the war is the war;
the wheat is the wheat is the wheat...;
the war is (the) business;
the wheat is not gasoline;
she fries the potatoes in the gasoline;
Anna's Panda isn't a SUV;
Dèi eat fried potatoes;
I like wheat bread with sesame;
the fried chicken is like a Cheeseburger.


di Giovanni Monasteri
(da Proteus.splinder.com)


Postato da: AnnaSetari a 10:52 | link | commenti (12) |

Biocarburante, l'allarme dell'Onu: "Un crimine contro l'umanità"


Manco a farlo apposta, ecco che proprio stamattina su Repubblica trovo questo nuovo articolo di Maurizio Ricci, che completa il mio post di ieri. Comincia così:

ROMA - Aveva ragione Fidel Castro e torto George Bush: la corsa al granturco per produrre ecobenzina colpisce drammaticamente i poveri. A dirlo, ora, è l'Onu. "Un crimine contro l'umanità" l'ha definita Jean Ziegler, l'inviato speciale Onu per "il diritto al cibo".

Il seguito lo trovate QUI
.





Postato da: AnnaSetari a 09:23 | link | commenti (1) |

sabato, 27 ottobre 2007
PANE e SUV

Da un breve giro di ricognizione tra vari miei conoscenti e colleghi di spesa al supermercato,  mi sono accorta di quanto sia poco diffusa la consapevolezza di cosa ci sia alla base dello straordinario aumento del prezzo della farina e, di conseguenza del pane e della pasta, di cui tanto si va parlando in queste settimane.

Annate andate male, diceva qualcuno. E c'era anche chi semplicemente accusava i fornai secondo la solida tradizione che passa per Renzo Tramaglino. Molti mi hanno guardata stupiti, e anche un po' increduli, quando ho nominato il petrolio, la benzina e i Suv.

Insomma il fatto  è che, al di là delle cattive annate e delle scelte dei fornai, il pane aumenta soprattutto perché col mais si fa etanolo, biocarburante,  biodiesel, e questo rende più conveniente per i produttori agricoli coltivare mais e girasoli per fare etanolo, piuttosto che mantenere la precedente produzione di grani per uso alimentare.

Riempire il serbatoio di un fuoristrada solo di etanolo richiede oltre 200 chili di granturco, ovvero il fabbisogno di calorie di una persona per un anno.

Col solo consumo di biodiesel dei veicoli italiani sarebbero sfamabili 300 milioni di persone (vedi QUI).

A questo scandalo si aggiunge quello del non-clamore che lo circonda, relegato com'è dai mass media nell'ombra quando non nel completo silenzio.



Chi vuole saperne di più, oltre che all'articolo già linkato di  Repubblica, molto chiaro e ricco di informazioni, a firma di  Maurizio Ricci (apparso a luglio), può utilmente leggere  questo articolo del prof. Ugo Bardi  dell'Università di Firenze, su ASPO-Italia  (link trovato su Il lato oscuro del biodiesel, che ne riporta altri tutti interessanti).

Postato da: AnnaSetari a 11:20 | link | commenti (4) |

giovedì, 25 ottobre 2007
Fioccano ancora denunce

Mi ero ripromessa di non parlarne più. Ma la realtà supera l'immaginazione, e sono costretta a riparlarne.

Come molti di voi forse già sanno, in queste ultime settimane c'è stata una nuova raffica di denunce sempre da parte del solito G.M. e sempre come conseguenza del vecchio post per cui venni denunciata io nel gennaio del 2006. Sono stati denunciati in questi giorni  anche blogger che a suo tempo (cioè l'anno scorso) avevano semplicemente linkato il  post  mio o quello di Nick o ci avevano espresso solidarietà  nei commenti . Chi è interessato ai dettagli della faccenda può seguire i link che trova QUI . Io mi limito a nominare i più recenti denuciati di cui sono a conoscenza: Pier Luigi Torvaldo di  Zeus News, il blogger Malex (per questo commento a un post nel blog di Mantellini), un'altra blogger che aveva linkato e pubblicato i post incriminati (mio e di Nick) -  qualche altro mi sfugge, forse,  e di certo poi  so che ce ne sono altri, che non gradiscono essere nominati.

Pare che G.M abbia denunciato anche i responsabili della sede italiana di Google
per omissione di controllo sulla veridicità delle notizie pubblicate in rete (vedi  QUi).

Aggiungo che Mirko Morrini (Butirrometro, ora Banality Fair) è stato condannato dal Tribunale di Ferrara con un Decreto Penale (che non è un vero e proprio processo, ma un procedimento speciale che dovrebbe servire a far risparmiare le spese di avvocati ecc., ma in cui, non essendoci dibattimento, la difesa risulta limitata - anche se poi ci si può opporre,  il decreto viene allora cancellato e si passa al processo).

Nick ha visto invece la sua denuncia archiviata (ciò non toglie che abbia dovuto pagarsi l'avvocato e ha finito con lo spendere più dei 300 euro  inflitti come pena a Mirko). Io ancora non so nulla della mia sorte.

Quando credevo di essere un caso isolato, non ritenevo utile che se ne parlasse più largamente. Ma ora che la cosa ha assunto queste proporzioni, e vengono perseguiti (la polizia postale è bravissima a risalire ai nomi) persino coloro che lasciano commenti o linkano, capisco di essermi sbagliata e ritengo si dovrebbe dare alla cosa la più ampia pubblicità possibile.

Post scriptum
: Attenzione nello scrivere i commenti (gli avvocati costano).



E....... a proposito di blog , oggi su Repubblica , c'è uno speciale intitolato  LA RETE IMBRIGLIATA?  a cura di Giovanni Valentini (partecipa anche Stefano Rodotà).



          

Postato da: AnnaSetari a 11:48 | link | commenti (31) |

mercoledì, 24 ottobre 2007
Saša Stanišić (e la sua traduttrice)

"Quanto ci mette un arresto cardiaco a percorrere cento metri, quanto pesa la vita di un ragno, perché il mio animainpena scrive al fiume feroce e qual è la marcia in più del compagno-capo dell'Incompiuto, nonché mago"

Questo il titolo del primo capitolo del romanzo La storia del soldato che riparò il grammofono, di Saša Stanišić (Frassinelli, 2007), un giovane autore bosniaco che con questo libro si pone tra i più interessanti e originali nuovi scrittori in lingua tedesca.
Aprendo a caso il libro ci si imbatte in altri titoli, come questo per esempio: "Cosa rende saggi i "wise guys", quanto si può puntare sui propri ricordi, chi viene trovato e chi resta inventato." O in incipit come questo: "Le case sono sensibili e disinteressate e non sanno suonare nessuno strumento, una cosa che dispiace. Se le case fossero persone, sarebbero vegetariane o vegane o vgn o probabilmente addirittura soltanto vg. Se sei vg non ti nutri di niente che possa avere un battito cardiaco anche soltanto a livello teorico, quindi nemmeno l'acqua, perché per gli indiani, lo so dal nonno, in un fiume come l'Amazzonia può nuotarci un intero Dio o almeno un'intera religione."

Il romanzo di Stanišić è narrato da Aleksandar, un ragazzino pieno di fantasia che vive in Bosnia, a Višegrad, all'inizio degli anni Novanta, e racconta appunto del proprio paese, della famiglia, ricchissimi l'uno e l'altra di un'umanità la più varia, che attraverso lo sguardo del narratore e la sua capacità trasfiguratrice si mutano in figure fantasmagoriche comiche o patetiche, e persino drammatiche, di straordinaria evidenza. Naturalmente a un certo punto sopraggiunge la guerra, e con questa la necessità di fuggire, abbandonando paese, paesaggi, persone, lingua, tutto - e il nostro ragazzino narratore si adopera nella tragedia a tenere insieme una sorta di identità attraverso la rinarrazione della scrittura.

Saša Stanišić ha ventinove anni, e dalla sua Bosnia si è trasferito a Heidelberg a quattordici anni. È laureato in filologia e studia letteratura tedesca a Lipsia. Ha già scritto alcuni apprezzati racconti, ma questo è il suo primo romanzo. Il libro si legge con curiosità e con piacere, divertimento (alcuni passaggi fanno ridere fino alle lagrime) e commozione, ma ciò che prima di tutto colpisce è il modo in cui è scritto.
La scrittura di Saša Stanišić è davvero originale, bizzarra anche, liberissima negli accostamenti e nelle metafore, concretissime e surreali nello stesso tempo. Difficile da descrivere, perché per molti aspetti è una scrittura poetica.

Difficile certo da tradursi. Deve essere stata una bella sfida per chi l'ha intrapresa: la bravissima traduttrice deve essersi accapigliata fino allo sfinimento con questo testo, e fino ad amarlo infine come un'opera propria.
Noi (io e voi che mi leggete) abbiamo la fortuna di conoscerla, la testardissima e ottima autrice della traduzione: altri non è che Liseuse, il cui blog Luxus Linguae è certamente uno dei più interessanti tra quelli che si possono visitare in rete. Ci congratuliamo con lei e le dedichiamo un grande e meritatissimo plauso.


Aggiungo che il 20 novembre Saša Stanišić sarà a Milano, per un incontro pubblico organizzato dal Goethe Institut alle 18,30, Saletta Lab, Viale Alemagna 6.

Postato da: AnnaSetari a 10:54 | link | commenti (15) |
letture

martedì, 23 ottobre 2007
Primato della società civile

Cifre alla mano, la più grande azienda italiana è la mafia: fattura ben 90 miliardi di euro all'anno. Lo dice la Confesercenti nel decimo rapporto 'Le mani della criminalità sulle imprese' realizzato da 'Sos impresa'(vedi QUI).

E in margine a questo: la suddetta grande azienda vola alto, come si sa, col traffico di droga e di armi, e con l'usura e conosce i trucchi dell'alta finanza, ma le sue consocie e concorrenti, la Camorra e il ricco tessuto di piccoli impresari dell'indotto, nonché la popolazione entro cui si radicano traendone linfa, noi Italici cioè, non hanno, non abbiamo, nulla da invidiare ai Cinesi, per iniziativa industriosa e spirito di sacrificio.
Il genio nostrano, la sua famosa fantasia, il suo cinismo, non sono secondi a nessuno, per esempio, nel business della contraffazione dei cibi. Un affare da un miliardo all'anno. Se non ci fossero tanti geniali imprenditori chi si dedicano oscuramente, indefessamente, senza farsene pubblico vanto, e persino talvolta dovendo affrontare la vessazione statale del controllo dei NAS, a tale meritoria attività, come troveremmo noi, consumatori poveri e di bocca buona, quei bei prezzi stracciati nei discount e quelle gustose mozzarelle campane di bufala, tutte belle sbiancate di calce e soda caustica, e quella appetitosa carne bella rossa appena resuscitata dalla decomposizione, quei molluschi rinfrescati, quel miele ai pesticidi, per non dire del vino e dell'olio per tutte le tasche?

A quando le debite onorificenze?

Notizie tratte dall'inchiesta che pubblica oggi Repubblica, a firma di Paolo Berizzi.

Postato da: AnnaSetari a 08:26 | link | commenti |

lunedì, 22 ottobre 2007
un buon lunedì

In Polonia uno dei gemelli Kaczynski, Jaroslaw, il capo del governo, è stato sconfitto alle elezioni. La brutta destra polacca, nazionalista, populista, razzista e ostile all'Europa è stata sconfitta.

Una bella notizia tra i titoli dei giornali di oggi, foschi come quelli di ieri.

Postato da: AnnaSetari a 08:30 | link | commenti (2) |

domenica, 21 ottobre 2007
un grave errore

Così Gentiloni (riportato oggi da quasi tutti i giornali):

«Va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog. Ho sempre sostenuto questa tesi, sia in parlamento che nei dibattiti pubblici (anche martedi scorso, rispondendo a una domanda di Fiorello Cortiana). Il testo [del disegno di legge], invece, è troppo vago sul punto e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l’attività di molti siti e blog. Meglio, molto meglio lasciare le regole attuali che in fondo su questo punto hanno funzionato. Riconosciuto l’errore, si tratta ora di correggerlo. E sono convinto che sarà lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi a volerlo fare».

Postato da: AnnaSetari a 11:46 | link | commenti (3) |

sabato, 20 ottobre 2007
disegni e progetti

Questo disegno di legge di cui potete scaricare il testo in pdf, ha messo già in subbuglio i blogger, come si sa.

Si tratta di un progetto per riordinare l'editoria. Forse contiene anche opportune semplificazioni e misure, per quanto riguarda il settore suddetto.
Tuttavia ci ha allarmato.
Perché leggendolo, sembra di capire che si vogliano equiparare i blog (o molti blog, quelli di dibattito e informazione, ma anche quelli "letterari", sembrerebbe di poter capire) a pubblicazioni giornalistiche o imprese editoriali, e quindi richiedere ai blogger la registrazione a un Registro degli Operatori delle Comunicazioni (ROC): pastoie, insomma, burocrazia e controlli anche nel mondo, che finora si era illuso di libertà, dei blogger.


Comunque: i disegni di legge sono disegni, appunto, cioè proposte da discutere in Parlamento dove possono essere modificati, prima di venire eventualmente approvati.
Si potrà perciò far sentire la nostra voce.
A questo proposito, mi sembra di fare cosa utile riportando qui di seguito gli articoli che mi sembrano più "interessanti" del disegno di legge. Così almeno si sa di cosa si parla:

Capo I


(Definizione del prodotto editoriale)

1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da
finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento,
che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale
esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso
.
2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola
informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici
e audiovisivi.


Art. 5
(Esercizio dell’attività editoriale)

1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e
distribuzione di prodotti editoriali, noncheÌ alla relativa raccolta
pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in
forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.


Art. 6
(Registro degli operatori di comunicazione)

1. Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo
nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale
sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di
cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio
1997 n. 249. Sono esclusi dall’obbligo della registrazione i soggetti che
operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali.
2. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione è condizione per
l’inizio delle pubblicazioni dei quotidiani e dei periodici, e sostituisce a
tutti gli effetti la registrazione presso il Tribunale, di cui all’articolo 5 della
legge 8 febbraio 1948, n. 47. Sono fatti salvi i diritti già acquisiti da parte
dei soggetti tenuti a tale registrazione in base alla predetta normativa.
3. La tenuta del Registro degli operatori di comunicazione è curata
dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ai sensi dell’articolo 1,
comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio 1997 n. 249.
4. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta un regolamento per
l'organizzazione e la tenuta del Registro degli operatori di comunicazione
e per la definizione dei criteri di individuazione dei soggetti e delle
imprese tenuti all'iscrizione, ai sensi della presente legge, mediante
modalità analoghe a quelle già adottate in attuazione del predetto
articolo 1, comma 6 della legge 31 luglio 1997 n. 249 e nel rispetto delle
disposizioni già contenute nell’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n.
47.


Art. 7
(Attività editoriale su internet)

1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che
svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione
delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera
responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle
informazioni.


Postato da: AnnaSetari a 10:38 | link | commenti (5) |

martedì, 16 ottobre 2007
desideri impossibili

Vorrei che la Gabanelli fosse in torto.
Lo vorrei con tutto il cuore.
Mi piacerebbe che, almeno una volta, fosse lieta, sorridente e soddisfatta per aver sbagliato e venire smentita, anziché rallegrarsi, come al solito, per aver scovato il prevedibile (e l'imprevedibile) marcio della nostrana Danimarca.
Vorrei che alla fine della trasmissione una volta dicesse: "Ah, ci siete cascati! Sembrava tutto vero, ma era solo una scherzo. Ah ah.."

Poiché temo, però, che i miei siano desideri impossibili, voglio condividere con voi l'angoscia del suo probabile aver ragione.
Insomma, chi avesse perso la trasmissione di Report di domenica scorsa, può leggere qui l'intero testo - e godersela, se ci riesce.

Postato da: AnnaSetari a 09:04 | link | commenti (2) |

lunedì, 15 ottobre 2007
In margine ai giornali del mattino

Leggendo su Repubblica stamattina di come finalmente anche Berlus. "rimproveri" Storace, mi imbatto in questa frase:
"Capita a tutti di sbagliare - dice il Cavaliere appena tornato dalla Russia dove ha visto Putin -: errare humanum est."

Mi interrogo sulla natura di questa affinità elettiva che spinge così di frequente Berlusca e Putin l'uno nelle braccia dell'altro.

Postato da: AnnaSetari a 07:46 | link | commenti (5) |
democrazia