CRITICA DELL'INTERFACCIA


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martedì, 25 settembre 2007
IL BUIO DEI DIRITTI - addio alla privacy sul posto di lavoro

Invito i passanti a leggere l'articolo Il buio dei diritti di Stefano Rodotà, uscito su La Repubblica del 24 settembre, e che si trova QUI e a firmare il seguente appello messo in rete da llo stesso Stefano Rodotà e da Fiorello Cortiana, Carlo Formenti, Arturo Di Corinto per la difesa della privacy:


La tutela dei dati personali è una questione di democrazia

20 settembre 2007


E' in corso al Senato un nuovo tentativo di svuotare la legge sulla protezione dei dati personali, a danno dei cittadini e dei lavoratori e a favore delle imprese. La Commissione Industria sta esaminando gli emendamenti alla cosiddetta "lenzuolata Bersani". In seguito alle pressioni di forti organizzazioni imprenditoriali, alcuni parlamentari di entrambi gli schieramenti hanno proposto che tutte le imprese siano esonerate dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali.


Prima dell'estate la Camera aveva già introdotto questo esonero per le imprese con meno di 15 dipendenti. Ora si vorrebbe estendere la cosa a tutte le aziende, violando così la normativa comunitaria, che non consente di sottrarre intere categorie di titolari del trattamento dall'ambito applicativo della disciplina della sicurezza dei dati personali.


Secondo la nostra legge ciascun titolare del trattamento ha l'obbligo di adottare misure di sicurezza "idonee" a ridurre "al minimo" i rischi di distruzione o di perdita, anche accidentale dei dati o di accesso non autorizzato ai dati stessi, ed è esposto a responsabilità per risarcimento del danno ove non riesca a provare di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il pregiudizio eventualmente verificatosi. Tutto ciò verrebbe ora cancellato per le imprese. Già era grave l'esclusione delle piccole imprese.


L'estensione a tutte le aziende è addirittura paradossale, oltre che gravemente lesivo dei diritti dei cittadini. Basti pensare ai dati, anche sensibili, dei lavoratori dipendenti da queste imprese. Un esempio? Le notizie riguardanti la salute. E' un micidiale attacco ai diritti fondamentali.


Ma se tale approccio si rivela come un indizio preoccupante di una deriva sociale che antepone i profitti ai diritti dei cittadini, può trasformarsi in un boomerang per le stesse aziende.


Infatti, se tale esonero può apparire nell'immediato come un "risparmio" per le aziende, avrà l'effetto di ingenerare perplessità e sfiducia nei lavoratori e nei clienti, che non si sentiranno più adeguatamente tutelati, sollecitando i consumatori a preferire quelle imprese che la privacy la considerano un valore da tutelare e un asset della propria attività.



Tale esonero determinerà anche un freno alla spinta innovativa di quelle aziende che nella tutela e nel corretto trattamento dei dati personali hanno trovato uno stimolo per innovare procedure e professionalità e ampliare la propria offerta di servizi.


Ancora più grave è però che gli stessi emendamenti prevedono l'eliminazione delle tutele per le persone giuridiche, gli enti e le associazioni. Si dà il via libera alla schedatura delle associazioni con l'effetto di limitare grandemente il diritto alla libertà di associazione, critica e libera manifestazione del pensiero che sono il sale di ogni democrazia.


Per questo chiediamo al Parlamento di intervenire subito per impedire un attacco tanto micidiale alla libertà dei cittadini.


Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti, Arturo Di Corinto



Le firme vengono raccolte QUI nel sito www.adunanzadigitale.org.



POST SCRIPTUM:

In seguito alle critiche sollevate da Rodotà nel suo articolo e all'appello riportato qui sopra (che ha raccolto più di 5000 firme) l'emendamento che limitava la tutela della privacy nelle aziende è stato ritirato. Vedi QUI la notizia.

Postato da: AnnaSetari a 09:41 | link | commenti (4) |
democrazia, attualità

giovedì, 20 settembre 2007
Stanco di queste cose

Stanco di queste cose, morte invoco e riposo
allor che vedo il merito pezzente
e vuota nullità tronfia e agghindata,
e la fede più pura tradita biecamente,
e l'aureo onore malposto con vergogna,
e virtù verginale con sgarbo sputtanata,
e retta perfezione messa alla gogna a torto,
e la forza sciancata da un potere zoppo,
e l'arte stretta dalla mordacchia dell'autorità,
e l'idiozia che, professorale, detta regole a chi sa,
e la schietta onestà fatta passare per minchioneria,
e il bene schiavo sotto il male, il capitano:
stanco di queste cose, vorrei da esse andarmene lontano,
non fosse che, se muoio, lascerei l'amore mio solo.




Tired with all these, for restful death I cry,
As to behold desert a beggar born,
And needy nothing trimm'd in jollity,
And purest faith unhappily forsworn,
And gilded honour shamefully misplac'd,
And maiden virtue rudely strumpeted,
And right perfection wrongfully disgrac'd,
And strength by limping sway disabled
And art made tongue-tied by authority,
And folly, doctor-like, controlling skill,
And simple truth miscalled simplicity,
And captive good attending captain ill:
Tir'd with all these, from these would I be gone,
Save that, to die, I leave my love alone.



Stanco di tutto questo,
chiamo la morte con il suo riposo,
ché qui si vede il merito cencioso
e ogni vuota nullità agghindata,
e la fede più pura ahimé ingannata,
e l'aureo onore collocato male e con vergogna,
e la virtù verginale sputtanata,
e la perfezione autentica alla gogna,
e il vigore inceppato da un potere fuor di sesto,
e l'arte imbavagliata dal censore,
e l'idiozia con aria da dottore dettare norme a chi sa,
e la mera onestà passare per minchioneria,
e il bene schiavo subordinato al male capitano:
stanco di tutto questo,
vorrei da questo andarmene lontano,
non fosse che lascerei, se muoio,
il mio amore solo.

Postato da: AnnaSetari a 16:50 | link | commenti (4) |
shakespeare

sabato, 08 settembre 2007

PROPOSIZIONE XLII.

L'Allegria non può essere eccessiva, ma sempre è buona; la Malinconia, invece, è sempre cattiva.

___________________

PROPOSIZIONE XLV.

L'Odio non può mai essere buono.
______________________

Scolio.

...
Niente infatti, se non una torva e triste superstizione, proibisce di divertirsi.
Nessun nume, né altri, se non per invidia, si rallegra della mia impotenza e del mio disagio, e ascrive a nostra virtù le lagrime, i singhiozzi, la paura e altre cose del genere che sono segni di un animo impotente; al contrario, quanto maggiore è la Letizia da cui siamo affetti, tanto maggiore è la perfezione a cui passiamo, cioè, tanto più è necessario che partecipiamo della natura divina.
Trar profitto delle cose, quindi, e goderne, quanto è possibile (non però fino alla nausea, perché questo non è godere) è proprio dell'uomo saggio. E lo è anche, io dico, ristorarsi e ricrearsi in giusta misura con cibi e con bevande gradevoli, con profumi, con l'amenità degli alberi verdeggianti, con gli ornamenti , con la musica, con gli esercizi del corpo, con gli spettacoli teatrali e altre cose del genere di cui ciascuno può godere senza alcun danno per gli altri.
Infatti il Corpo umano è composto di moltissime parti di diversa natura che hanno continuamente bisogno di nuovo e vario nutrimento, affinché il corpo tutto sia armonicamente disponibile per tutte quelle cose che possono derivare dalla propria natura, e di conseguenza, anche la Mente sia armonicamente disposta a comprendere molte cose insieme. Questo sistema di vita, dunque, concorda benissimo con i nostri princìpi e con la pratica comune; perciò questa maniera di vivere è la migliore, ammesso che ve ne sia un'altra, ed è raccomandabile in tutti i modi, né vi è bisogno di spiegarlo più chiaramente e più a lungo.



Baruch Spinoza, Etica, parte IV.Traduzione di Remo Cantoni e Maria Brunelli.

Postato da: AnnaSetari a 11:12 | link | commenti (8) |

mercoledì, 05 settembre 2007
il compagno segreto

Il compagno segreto ha pubblicato un bellissimo, ricchissimo numero (doppio) dedicato ad Amleto - anzi agli Amleti, o ai fantasmi di Amleto. Dal medioevo a Totò. Una lettura interessante, divertente, ricca di stimoli. Da non perdere.

Io ancora mi ci sto perdendo, tuttavia, e continuerò a farlo perché ogni volta che si tratta di Amleto, mi lascio prendere e travolgere.
Ho avuto Amleto come compagno segreto per molti anni della mia vita. Mi ci sono appassionata, l'ho amato, ho letto su di lui, l'ho inseguito nella sua lingua e nelle molteplici traduzioni (a iniziare dalla prima a mia conoscenza, quella di Vincenzo Errante, nell'edizione Sansoni degli anni Quaranta, che ora ho perduto e non so più ritrovare), ho lottato anche contro di lui - e ne ho molto parlato o delirato. Da qualche tempo tuttavia - forse a causa di certe piccole ischemie che mi vanno fiorendo nel cervello e lasciano cicatrici insidiose, sulle quali i pensieri scivolano sfigurandosi o deviando un poco dal percorso per smarrirsi su altre rotte - non riesco più a parlarne.

E tuttavia, proprio nei giorni scorsi mi è capitato di leggere The Prince of West End Avenue (Il Principe della West End Avenue), un breve e godibilissimo romanzo di Alan Isler: vi è rappresentato un gruppo di vecchi che in una casa di riposo sulla West End Avenue a Manhattan, decide di mettere in scena l'Amleto. Il narratore (Otto Korner, un ebreo immigrato dalla Germania in America dopo la fine della guerra, che con grande umorismo e acuta sensibilità rievoca a poco a poco tutto il suo passato) riesce, a causa del decesso di alcuni compagni di avventura, a diventare sia regista che attore protagonista della tragedia. Il suo diario/memoria si chiude dieci minuti prima che il suo autore entri in scena (o, forse, ne esca). Le parole che pone a conclusione del suo scritto sono una citazione che è insieme un saluto ed anche un augurio: Essere pronti è tutto.


Gli appassionati possono, se vogliono, leggere qui di seguito l'interpretazione che dà Otto Korner della famosa difficoltà di Amleto ad affrontare l'azione. Eccola qui:

Postato da: AnnaSetari a 14:00 | link | commenti (2) |

lunedì, 03 settembre 2007
COMUNQUE

Dal Diario di Samuel Pepys (1661):

Tra varie altre cose, il dott. Thomas Fuller mi ha anche detto, en passant, che qualora uno venga interrotto nel proprio discorso e - cosa che a lui non è mai successa - dimentichi dove era rimasto, l'estremo rifugio è riprendere con un iniziale Utcunque.

Utcunque= comunque


Questo Thomas Fuller (1608-1661) era un dotto scrittore, molto noto a suo tempo anche come vivace predicatore. Famosa era anche la sua memoria. Di lui si ricordano ancora una "Storia delle notabili famiglie inglesi" e una serie di aforismi sparsi (vedi QUI).

... Peraltro, begli spiriti non mancano nemmeno ai nostri tempi. Comunque.

Postato da: AnnaSetari a 12:08 | link | commenti (15) |
pepys