In sti ultimi tenpi, tusi, ma no so parché, go
perso tuto el morbìn, go stralassà le me usanse,
me sento cussì malmesso che a mi sta bela
fabrica de la tera la me pare na scuà lida
protuberanzsa... Sto ecelentissimo baldachìn de
l'aria, tusi, sta maraveia de barchessa de 'l
firmamento cuà parsora, sto gran coerto ricamÃ
de lucete de oro: ciò, a mi no la me pare gninte
altro che na turbia e pestilenta congregassiòn
de vapuri.
Casso, un omo! che capo d'opera che 'l zé, che
nobile el so giudissio, che infinite le capacità !
de figura e de ati, co l'è s'ceto e amirevole!
in assiòn, cuanto vissìn ai angeli! de
conprendonio, cuanto someiante a un dio! La
belessa del mondo! el pì togo de tuti i animai...
Sì, ma per mi cossa zé che la zé sta cuintessensa
de polvare? A mi l'omo NON ME PIASE: nò, e la
dona gnanca... Vedo ca fe un soriseto, ma ve
sbaliè...
(traduzione di Luigi Meneghello da Hamlet, II,ii,295 foll., in "Trapianti. Dall'inglese al vicentino", Rizzoli, 2002)
«È stato in Inghilterra, attraverso la pratica dell'inglese, che ho imparato alcune cose essenziali intorno alla prosa. In primo luogo, che lo scopo della prosa non è principalmente l'ornamento, ma è quello di comunicare dei significati. Questa per me era una novità (...) Ma c'è dell'altro. C'era la nozione che l'oscurità non ha un pregio particolare e posso assicurarvi che non era e non è facile convincere un italiano della mia generazione che non è così»
(Da "La materia di Reading e altri reperti",Rizzoli 1997)
Luigi Meneghello è morto nel sonno l'altra notte. Era un intellettuale troppo vero, troppo fine, troppo grande perché qualche telegiornale ne desse notizia.
Onore al nostro bravo ministro degli Esteri, che è riuscito a far fare un passo avanti significativo alla battaglia per la Moratoria sulla Pena di Morte.
Ieri sera finalmente anche i TG sono stati costretti a parlarne - come fanno loro cioè, che all'improvviso, senza mai aver seguito la questione te ne raccontano l'esito facendo mostra di credere che tutti siano già informati e non si sia parlato d'altro da mesi. E, sempre come fanno loro, hanno voluto far credere al telespettatore ignaro di giornali cartacei (la maggioranza degli italiani) che la battaglia fosse stata condotta praticamente solo e unicamente per impulso della meritoria Comunità di Sant'Egidio - senza nominare nemmeno per sbaglio le varie altre associazioni e gruppi e politici che si sono battuti a questo scopo. Senza ricordare la lunga, quasi estenuante opera, inizialmente solitaria (e mai resa nota in TV), di questo governo nella persona di D'Alema per arrivare al risultato di ieri. Soprattutto, evitando di nominare i Radicali che - oltre a tormentare tutti gli ascoltatori di RadioRadicale da molti mesi a questa parte battendo quasi esclusivamente su questa questione - si erano variamente dati da fare in questo senso con appelli e un lunghissimo sciopero della fame allo scopo di stimolare il governo a impegnarsi sempre più a fondo, ed erano anche giunti ad occupare simbolicamente (e invano) la Rai pur di far parlare i TG di questa Moratoria.
Ma i Radicali hanno il torto di essere laici. Invece noi si deve credere che la battaglia contro la pena di morte non risalga a matrice laica e illuminista, ma esclusivamente a una religiosa benevolenza cristiana.
Così gira oggi la ruota della memoria.
L'idea più stravagante che possa nascere nella testa di un uomo politico è quella di credere che sia sufficiente per un popolo entrare a mano armata nel territorio di un popolo straniero per fargli adottare le sue leggi e la sua costituzione. Nessuno ama i missionari armati; il primo consiglio che danno la natura e la prudenza è quello di respingerli come nemici. [...]
La guerra è sempre il principale desiderio di un governo potente, che vuole divenire ancor più potente. Non ho bisogno di dirvi che è proprio durante la guerra che ... il governo copre con un velo impenetrabile le sue ruberie e i suoi errori. Vi parlerò invece di ciò che tocca più direttamente i nostri interessi. È proprio durante la guerra che il potere esecutivo dispiega la sua terribile energia ed esercita una specie di dittatura che non può che intimorire lo sviluppo della libertà . È durante la guerra che il popolo dimentica le deliberazioni che riguardano i suoi diritti civili e politici per occuparsi solo dei fatti esteri, e distoglie l'attenzione dai suoi legislatori e magistrati [...].
Maximilien Robespierre.
(Si tratta di frasi prese rispettivamente dai discorsi del 2 gennaio 1792, la prima, e del 18 dicembre 1791, l'altra: due dei tre grandi, appassionati e lucidissimi interventi contro la guerra voluta dai Girondini - il terzo è del 25 gennaio 1792. Leggerli è più che mai interessante perché costituiscono ancora un esempio straordinario e attualissimo di lucidità di analisi: forse per la prima volta la guerra viene denunciata nella sua qualità di pretesto e quale strumento di potere in funzione repressiva e antidemocratica)
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L'altra sera si parlava di vecchi programmi TV e, invece che Carosello, mi è tornato in mente I Giacobini di Federico Zardi, uno "sceneggiato" in sei puntate del 1962, tratto da un'opera teatrale di quell'autore stesso messa già in scena con molto successo nel 1956/7 con la regia di Strehler al Piccolo di Milano. Ho cercato invano nelle Teche Rai qualche frammento da rivedere: non ho trovato altro che un brevissimo sonoro (qui).
I Giacobini aveva come suo maggiore protagonista Robespierre (Tino Carraro nell'edizione teatrale, Serge Reggiani in quella televisiva) e ricostruiva, in modo tutt'altro che superficiale o schematico, il periodo estremo della Rivoluzione Francese. Basandomi sul ricordo, credo che si trattasse di una produzione TV di ottimo livello, su un testo teatrale complesso ma di grande forza, capace di appassionare.
Mi piacerebbe rivederlo. Ma penso che sia assolutamente escluso.
Oggi è impensabile riuscire a vedere qualcosa del genere in TV, o anche a teatro: una ricostruzione storica degna di tale definizione, intendo dire, e non un fumettone basato su una visione della storia degna degli album di figurine Panini.
... i Romani rapivano il mondo, cercavano oltre i mari e i deserti nuovi imperi da devastare, manomettevano gl'Iddii de' vinti, incatenavano principi e popoli liberissimi, finché non trovando più dove insanguinare i loro ferri li ritorceano contro le proprie viscere. Così gli Israeliti trucidavano i pacifici abitatori di Canaan, e i Babilonesi poi trascinarono nella schiavitù i sacerdoti, le madri e i figliuoli del popolo di Giuda. Così Alessandro rovesciò l'impero di Babilonia, e dopo avere arsa passando tutta la terra, si crucciva che non vi fosse un altro universo. Così sbranavansi gli antichi Italiani finché furono ingoiati dalla fortuna di Roma. Ma in pochissimi secoli la regina del mondo divenne preda de' Cesari, de' Neroni, de' Costantini, de' Vandali, e dei Papi.
Oh quanto fumo di umani roghi ingombrò il cielo dell'America, oh quanto sangue d'innumerabili popoli che né timore né invidia recavano agli Europei, fu dall'oceano portato a contaminare le nostre spiagge! ma quel sangue sarà un dì vendicato e si rovescerà sui figli degli Europei! Tutte le nazioni hanno le loro età . Oggi sono tiranne per maturare la propria schiavitù di domani: e quei che pagavano dianzi vilmente il tributo, lo imporranno un giorno col ferro e col fuoco. Il mondo è una foresta di belve.
Ugo Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1802). Lettera del 19-20 febbraro 1799.