CRITICA DELL'INTERFACCIA


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lunedì, 28 maggio 2007
litigio coniugale

Per i pochissimi affezionati ecco un bel litigio coniugale tratto dal diario di Samuel Pepys:

9 gennaio 1663, venerdì.

Stamattina svegliandomi ho trovato mia moglie già sveglia che [dopo essersi lamentata di certi pettegolezzi di una cameriera] ha cominciato a parlare della necessità di assumere qualcuno che le faccia compagnia, perché dice che dipende dal fatto che lei dà troppa confidenza alle servette che poi si rovinano i rapporti con loro, e d'altra parte lei non ha nessun'altra persona con cui parlare (cosa questa molto vera).
Ha chiamato Jane e, dandole le chiavi, si è fatta portare dal baule un certo fascio di carte e ne ha estratto un foglio: una copia della lettera che, un bel po' di tempo fa, mi aveva scritto in un momento di scontentezza, e che io non avevo voluto leggere, ma anzi avevo bruciato. Ora lei me l'ha letta, ed era così pungente, e scritta in inglese [la moglie scriveva spesso in francese essendo stata allevata in Francia], e per la maggior parte era tutto vero - ciò che diceva della vita ritirata che fa e di quanto sia spiacevole - e il fatto che fosse scritta in inglese comportava il rischio che finisse letta anche da estranei - tutto questo mi ha talmente contrariato che prima le ho chiesto e poi le ho ordinato di strappare il foglio. E lei non ha voluto.
Allora gliel'ho tolto con la forza e l'ho fatto a pezzetti e le ho preso anche tutto il resto delle carte e, saltato giù dal letto in camicia com'ero, le ho ficcate nelle tasche delle mie brache, perché lei non potesse riprendermeli, e infilatemi le calze le brache e la vestaglia, ho tirato fuori i fogli ad uno ad uno e glieli ho strappati sotto gli occhi, anche se il farlo andava contro il mio cuore, e lei intanto piangeva e mi chiedeva di non farlo. Ma avevo una tale furia addosso e un affanno da non dirsi nel vedere le mie lettere d'amore indirizzate a lei, e il testamento col quale, prima del viaggio per mare, le avevo lasciato tutto ciò che avevo, messi in fascio con questo foglio tanto vergognoso e disonorevole per me se mai fosse stato trovato da qualcuno.
Dopo averli strappati tutti, salvando solo un legato di zio Robert, che era in mano sua da molto tempo, la nostra Licenza di Nozze, e la prima lettera d'amore che le avevo scritto ai tempi in cui le facevo la corte, ho raccolto tutti i pezzetti e li ho portati nel mio studio, dove dopo un lungo questionare tra me e me se bruciarli o meno, ho salvato i frammenti del foglio che mi ha letto oggi e del testamento che avevo strappato, e il resto l'ho bruciato tutto. Poi sono andato in ufficio - con l'animo pieno d'angoscia.

per il seguito e per sapere se e come fanno la pace

Postato da: AnnaSetari a 13:34 | link | commenti (7) |

mercoledì, 23 maggio 2007
Madre Chiesa

Che ci siano dei pedofili più o meno numerosi tra i preti non stupisce: direi che c'è da aspettarselo, visto che la maggioranza dei casi di pedofilia avviene all'interno delle famiglie, e cioè nelle situazioni in cui degli adulti sono in stretto contatto con dei bambini o ragazzetti verso i quali esercitano una forte influenza affettiva e/o di autorità.
Ma, come nelle famiglie l'aspetto che maggiormente indigna è che ci siano madri o altri familiari che coprono il pedofilo di casa (il padre, lo zio, il nonno, il fratello ecc.), fingendo di non vedere e non sapere pur di tenere tale vergogna nascosta agli altri, o magari cercando di "risolvere" il caso attraverso qualche provvedimento interno (allontanando i bambini o ragazzetti dal loro stupratore), così lo scandalo nella faccenda dei preti pedofili sta non tanto nel numero dei casi quanto nell'atteggiamento omertoso della Chiesa di fronte al fenomeno (frequente o raro che sia).
La Chiesa cattolica, come uno stato dentro gli stati, si appella al suo diritto canonico, per cercare di lavare in casa i panni sporchi e mandare sostanzialmente impunito il colpevole (trasferendolo ad altra parrocchia, sospendendolo da alcune funzioni per un periodo limitato di tempo, prescrivendogli qualche avemaria in più da recitare a espiazione). La vittima e i familiari vengono convinti a tacere e a dimenticare, e in ogni modo si cerca di sottrarre il caso alla magistratura e alla legge del paese in cui il reato è stato commesso.
Il bello è che poi, pur non ritenendosi vincolata a mostrare rispetto per le leggi degli Stati nemmeno per i più gravi reati, la Chiesa ritiene di dovere però interferire energicamente nell'opera dei legislatori.


Sulla questione del documentario della BBC di cui tanto si parla ecc., vedi il post, come sempre ricco di link, di Georgiamada.

Postato da: AnnaSetari a 19:08 | link | commenti (17) |
chiesa, preti pedofili

martedì, 22 maggio 2007
pacchi dono

Dunque i vescovi italiani, buoni ultimi, si sono accorti infine anche loro che in questi anni molte famiglie si sono impoverite. Non solo: si sono accorti persino che ci sono un po' troppi incidenti sul lavoro.
Certo che se non ce lo diceva Bagnasco, di queste cose noi non ne avremmo saputo o sospettato, perché, anche se in verità era un bel pezzo che qualcuno le aveva osservate e dette e ripetute e anche scritte sui giornali, noi saggiamente non vi davamo credito. Sicuro, ricordiamo bene che finché c'era al governo Berlusconi, l'opposizione amava andar dicendo che i poveri stavano diventando più numerosi. Ma poiché nessun vescovo si era levato allora a confermare quegli allarmi o a smentire l'irridente negazione di Berlusconi, secondo il quale noi eravamo tutti ricchi e l'impoverimento era solo un'invenzione dei cumunisti, a questa storia della povertà noi timorati non si badava più che a una favoletta. E gli incidenti sul lavoro, poi: mai che si sia udita la voce della CEi a pronto sostegno delle denunce, antiche (e isolate nel silenzio), dei sindacati sulle morti bianche - e nemmeno di quelle recenti e ripetute del presidente della Repubblica (cumunista anche lui, non a caso). Meno male che ora se n'è accorta, dunque, la Chiesa, e bontà sua ci dice queste cose, tanto per imbiancare con una mano di coerenza pro-familyare la sua nera battaglia anti-Dico.

E tuttavia ci sono pensieri tra i quali non mi districo: la Chiesa preoccupata per la difficoltà da parte di molti di trovare un alloggio, è la proprietaria del 25% del patrimonio immobiliare nazionale (con relativi sgravi ICI), e non risulta che si tratti di case offerte con affitti equi alle famiglie povere. La Chiesa in ansia per gli stenti di questi nuovi poveri, dei vecchi ecc., va bene che si dedica ai rassicuranti pacchi-dono, ma grava sulla spesa sanitaria con i suoi più di 400 assistenti religiosi, che sono più numerosi dei dentisti del servizio pubblico, e non sono, come pensava mia zia, volontari, ma ricevono regolare stipendio dal servizio pubblico stesso.

Postato da: AnnaSetari a 13:20 | link | commenti (4) |

venerdì, 18 maggio 2007

"È molto importante non prendere la cicuta per il prezzemolo, ma non lo è affatto credere in Dio o non crederci."


Questo è Denis Diderot nel 1749 (in una lettera di risposta alle critiche rivoltegli da Voltaire per l'ateismo implicito nella Lettera sui ciechi ad uso di coloro che vedono, pubblicata quell'anno, clandestinamente, da Diderot).

(Riprendo tutto ciò dalla Introduzione di Lanfranco Binni a "Il nipote di Rameau" e "Jacques il fatalista e il suo padrone" di D.Diderot, ed. Garzanti 1974)

Postato da: AnnaSetari a 08:13 | link | commenti (7) |
diderot

mercoledì, 09 maggio 2007

“Bloggers uniti in difesa dei diritti delle minoranze e della laicità dello Statoâ€.



Mentre ferve nelle parrocchie e riceve amplissimo spazio nei media (ormai non c'è più un solo italiano che non ne sia informatissimo) la mastodontica mobilitazione integralista per il famigerato Family Day, crescono, pur senza che se ne parli nelle TV, le adesioni alla manifestazione del Coraggio Laico, indetta da Radicali e Socialisti sempre a Roma, a piazza Navona in quello stesso 12 maggio, per commemorare la festa di 33 anni fa quando si vinse nel referendum per il Divorzio.

Ed ora, ecco qui una nuova bellissima iniziativa che si sta diffondendo in rete: il sito familiesnights.splinder.com ha lanciato un tipo di manifestazione silenziosa ma molto visibile, cui potranno partecipare tutti: basterà nella notte tra l'11 e il 12 maggio illuminare una finestra della propria abitazione.

Dicono quelli di families nights:

"Il “Family Day†è figlio dei “Non possumusâ€, di una concezione atavica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, od anche i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o costituiti dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.
Noi crediamo che anche a queste altre famiglie vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza più di tutti queste unioni: e cioè l’amore.
Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del “Possumus", il “Families Nightâ€.
La notte che precede il 12 maggio, l’11 maggio alle ore 21,30, accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.
"

Postato da: AnnaSetari a 08:35 | link | commenti (4) |