CRITICA DELL'INTERFACCIA


Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

un'altra scrivania di/per Anna Setari
[blog fondato da Giovanni Monasteri]



Feaci poesia   


            Licenza Creative Commons
Questi testi sono tutelati da
Licenza Creative Commons




       

commenti recenti
brianzolitudine in le realizzazioni del...
AnnaSetari in perché solo loro?
proteus2000 in perché solo loro?
lalucedialcor in perché solo loro?
quyinto in perché solo loro?
AnnaSetari in Brazen, brash, bronz...
arden in Brazen, brash, bronz...
quyinto in una proposta
aitan in una proposta
utente anonimo in diario notturno

Contatore

visitato *loading* volte

 
giovedì, 29 giugno 2006

come vi piace

Come so che piace anche ad alcuni di quelli che passano di qui, torno al mio Shakespeare, alla sua commedia per me più bella As You Like It, per prendere respiro, per sorridere e per ritrovarmi.
Vi copio qui un pezzo famoso, che inizia con il motto stesso che c'era sull'insegna del teatro di Shakespeare, il Globe:
All the world's a stage, "Tutto il mondo è un palcoscenico".

All the world's a stage,
And all the men and women merely players:
They have their exits and their entrances;
And one man in his time plays many parts,
His acts being seven ages. At first the infant,
Mewling and puking in the nurse's arms.
And then the whining school-boy, with his satchel
And shining morning face, creeping like snail
Unwillingly to school. And then the lover,
Sighing like furnace, with a woeful ballad
Made to his mistress' eyebrow. Then a soldier,
Full of strange oaths and bearded like the pard,
Jealous in honour, sudden and quick in quarrel,
Seeking the bubble reputation
Even in the cannon's mouth. And then the justice,
In fair round belly with good capon lined,
With eyes severe and beard of formal cut,
Full of wise saws and modern instances;
And so he plays his part. The sixth age shifts
Into the lean and slipper'd pantaloon,
With spectacles on nose and pouch on side,
His youthful hose, well saved, a world too wide
For his shrunk shank; and his big manly voice,
Turning again toward childish treble, pipes
And whistles in his sound. Last scene of all,
That ends this strange eventful history,
Is second childishness and mere oblivion,
Sans teeth, sans eyes, sans taste, sans everything.


Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne puri teatranti, tutti.
Hanno le loro uscite e le loro entrate in scena, e ciascuno recita molte parti nel corso del suo tempo, che è in sette atti, le sette età della vita.
All'inizio c'è il neonato, che miagola e sbava tra le braccia della sua nutrice.
Poi lo scolaretto piagnucoloso che, con la sua cartella e il viso lustro del mattino, a passo di lumaca si trascina di malavoglia a scuola.
E poi l'innamorato, una fornace di sospiri, con una dolente ballata da lui stesso composta per le belle ciglia della sua amata.
Poi, un soldato, tutto bestemmie d'ogni lingua, baffi da leopardo, suscettibile in punto d'onore, impulsivo, pronto alle risse, disposto a inseguire fin nella gola del cannone una rinomanza breve come bolla.
E poi il giudice, con la sua bella pancia rotonda farcita di bei capponi, sguardo severo e barba d'ordinanza, pieno di sagge massime e luoghi comuni; e fa così la sua parte.
La sesta età ti trasforma in un macilento Pantalone in ciabatte, occhiali sul naso e borsa al fianco, con le calze, tenute con cura dalla giovinezza, diventate enormemente larghe ora per le gambe rinsecchite, e la voce grossa, maschile, tornata a un falsetto infantile, stridulo e sibilante.
L'ultima scena, quella che chiude questa storia strana e piena di avvenimenti, è una seconda infanzia, un puro oblio, senza più denti, senza più vista, senza più gusto, senza più niente.


William Shakespeare, As You Like It, atto II, sc.vii.

Postato da: AnnaSetari a 18:33 | link | commenti (16) |
shakespeare

lunedì, 26 giugno 2006
... e invece NO

ABBIAMO SALVATO la COSTITUZIONE !!!


Postato da: AnnaSetari a 16:12 | link | commenti (7) |

per caso o per miracolo

Se vincessero i NO, pur in questo disinteresse trasversale dei più, in presenza degli imperativi sacri della vacanza e nell'assenza di informazione e propaganda da parte dei nostri, nella lunga e profondissimamente radicata ignoranza dei concetti elementari di democrazia, per non parlare della Costituzione, in cui i nostri connazionali (esclusi quelli, in via di estinzione, che hanno frequentato a suo tempo le antiche sezioni del P.C.I) sono stati accuratamente mantenuti da decenni, e infine nel recente dilagare incontrastato del qualunquismo antiparlamentare, dell'ostilità verso lo stato, della indifferenza a ogni questione morale e civile, della diffidenza verso la cultura e ogni discorso logico e sensato, del culto unanime del denaro-unico-dio, se, insomma, in questa situazione, dovessero vincere i No, mi parrebbe un evento assolutamente straordinario, simile a un miracolo.

Postato da: AnnaSetari a 10:03 | link | commenti (3) |

giovedì, 22 giugno 2006

Image Hosted by ImageShack.us

Postato da: AnnaSetari a 18:18 | link | commenti (10) |

Il bene comune degli italiani
di Claudio Magris
www.corriere.it

Qualche anno fa, Habermas, il filosofo forse oggi più autorevole in Germania, aveva proclamato il Verfassungspatriotismus , il patriottismo della Costituzione, quale punto di riferimento, quasi collante, per l’identità tedesca; quale valore in cui i cittadini del suo Paese potevano riconoscersi e trovare una loro unità, il senso di una comune appartenenza e di un comune destino, di una Patria. Probabilmente Habermas individuava e additava nella Costituzione la fonte di questo sentimento anche perché in Germania la coscienza nazionale era stata irreparabilmente lesa dall’immane aberrazione nazionalsocialista, che rischiava di farla apparire, anche a torto, di per sé squalificata a fondare l’unità di un Paese. Il nuovo patriottismo formulato da Habermas andava e va tuttavia al di là dello specifico trauma tedesco ed è destinato a diventare sempre più valido nei Paesi e nei contesti più diversi.
Tempo fa, Angelo Panebianco parlava, sul «Corriere», della nuova società che sta sorgendo quasi dovunque - in Europa e dunque pure in Italia, alla cui situazione egli particolarmente si riferiva - con i flussi di immigrazione che incideranno sulla fisionomia etnica del Paese d’arrivo. Sta sorgendo, scriveva, una società multietnica, per la diversa provenienza e origine degli attuali e soprattutto futuri cittadini; ma non una società multiculturale, aggiungeva, perché il crogiolo che farà di questi nuovi coinquilini dei concittadini (italiani o di altri Stati occidentali) sarà, sostanzialmente, la nostra civiltà, in cui essi si inseriscono e si inseriranno, modificandola col loro nuovo apporto così come ogni nuovo elemento modifica e innova la realtà, ma riconoscendola e venendone accolti.
Essi saranno, come già in parte lo sono, compagni del nostro cammino non tanto quali connazionali - termine di per sé incerto, perché è difficile per esempio dire quale fosse la «nazionalità» di molti patrioti italiani triestini di origine slava, tedesca o greca - bensì quali concittadini; partecipi di un fondamento comune che non è la nazionalità, l’etnia, la religione, men che meno la presunta «razza», bensì lo Stato, la comunità di uomini che si sono associati per fondarlo e dunque la Costituzione, che ne esprime e fissa i valori comuni, sottostanti a tutte le leggi particolari che regolano la vita collettiva.

La Costituzione è la base del patriottismo non soltanto per chi arriva da lontano, ma anche per chi abita da tempi immemorabili un territorio vissuto non solo quale luogo di uno stanziamento, ma quale luogo in cui si assume il proprio posto nel mondo. In tal senso la Costituzione - non solo nell’approssimato dibattito di queste settimane - ha un valore fondante, racchiude ed esprime il sentimento di un nostro comune riferimento e destino di italiani.

Postato da: AnnaSetari a 14:29 | link | commenti (1) |

mercoledì, 21 giugno 2006
partito trasversale

Sono già otto, nel raggio non molto ampio delle mie conoscenze, le persone di sinistra che, nei due giorni in cui si voterà per il referendum, saranno altrove in vacanza e dunque non voteranno.
Certo è solamente un caso, fatto sta però che queste otto persone sono di quelle sempre accorate e indignate perché il centrosinistra dice e fa poche cose di sinistra: di quelle che piangono, insomma, la mancanza di uno Zapatero nostrano (chissà poi, tra parentesi, se Zapatero sia meglio conosciuto, nella sua politica, dell'assonante Zapata, di cui, senza ricorrere a Google, è nota ai più solo l'aura di rivoluzionarietà). Sono di quelle persone che si dicono pronte a qualsiasi sacrificio personale pur di vedere attuata una meno squilibrata giustizia sociale nel mondo, per le cui orrende tragedie soffrono, dicono, tanto da perderci quasi il sonno e certamente l'allegria.
Si tratta di persone che, quando le incontravo e ci chiacchieravo un po' insieme negli inverni scorsi, si mostravano sempre molto preoccupate dalla politica di Berlusconi e dei suoi alleati e soprattutto dalle minacce alla democrazia.
Eppure tutta questa passione democratica e rivoluzionaria e, soprattutto, pacifista e zapateriana non vale a far sì che modifichino, scorcino o, (non sia mai il sacrilegio!), rinuncino alle programmate vacanze, ne adattino il piano per difendere la nostra Costituzione nata dal sacrificio vero e dal sangue, vero anch'esso, della generazione dei padri e dei nonni.

No, non drammatizzo: so bene che anche nelle file di coloro che andrebbero a votare per approvare la controriforma autoritaria della destra, ci sono per lo meno altri otto con la stessa testa, che la Costituzione nemmeno sanno che cosa sia, e comunque non se ne importano, e partiranno tranquilli per le stesse mete di quei miei conoscenti. Però...

Postato da: AnnaSetari a 10:29 | link | commenti (12) |

lunedì, 19 giugno 2006

Due nuovi Feaci

La collana di Feaci poesia si arricchisce di due nuovi autori.
Uno lo conosciamo bene: è la messinese Anna Mallamo, la nostra grande vicina di blog nota col nick
manginobrioches. Alcuni dei suoi testi migliori vengono raggruppati in un e-book dal titolo intelligente, che rende bene il senso di una scrittura indispensabile: Lo stretto necessario. Il lembo di mare tra Scilla e Cariddi diventa nel libro della Mallamo il topos insistito e ricco di suggestioni di una scrittura che ha lo splendore del mare e i colori del mito. Una scrittura indispensabile, come tutte le cose ritenute superflue (brioches, invece che pane) da chi nel mare vede solo un luogo di balneazione.
Disposti uno dietro l'altro come in un libro, anzi in un libro vero e proprio, corredato di una entusiastica prefazione di Giovanni Monasteri, i testi di Anna Mallamo acquistano il respiro del poema, un poema in cui la pendolarità tra i luoghi soliti e prosaici della vita e le fantasmagorie dell'immaginario diventa un'epica, possibile traversata di "un mare che è tutti i mari" alla ricerca di una patria vicina e irraggiungibile al tempo stesso.

Del poeta Francesco Marotta viene presentata la raccolta Per cammini d'ombra e di sorgenti, la prima parte di una più corposa opera in versi frutto di un decennale lavoro. L'opera appare, nel suo complesso, come un viaggio iniziatico in un luogo liminare, alle sorgenti del senso, nell' "increato" che diventa effabile a prezzo di un lavoro di scavo e di un'interrogazione assidua e disperata della parola alla parola.

La redazione di Feaci Poesia


Anna Mallamo,
LO STRETTO NECESSARIO

Francesco Marotta, PER CAMMINI D'OMBRE E DI SORGENTI

Postato da: AnnaSetari a 09:34 | link | commenti (18) |

venerdì, 16 giugno 2006

Premio Strega alla Costituzione
il libro che ha fatto l'Italia


ROMA - Un Premio Strega speciale, dedicato al 'libro italiano' per eccellenza: la Costituzione. Nell'anno del doppio sessantesimo compleanno - quello del riconoscimento letterario e quello della Repubblica Italiana - la Fondazione Bellonci ha deciso di rendere omaggio alla carta costituzionale.
Proprio alla vigilia del referendum sulle riforme che la riguardano: il gruppo degli Amici della domenica consegnerà infatti mercoledì 21 giugno il premio ad honorem. A ritirarlo, in piazza del Campidoglio a Roma, sarà uno dei padri costituenti, l'ex Presidente dello Stato Oscar Luigi Scalfaro.
Durante la cerimonia verranno letti alcuni articoli della Costituzione, per sottolineare il significato che la Fondazione Bellonci e la casa editrice Utet danno al premio speciale: "la nitidezza e l'attualità dei principi che essa enuncia". Un modo per ricordare quanti contribuirono "a tessere la trama civile e democratica dell'Italia rinata alla libertà", come ha scritto Tullio De Mauro nell'introduzione all'edizione speciale della Costituzione Italiana pubblicata da Utet per l'occasione.
"La nostra Repubblica - fa notare lo storico - nonostante instabilità, crisi, incertezze politiche e giuridiche, rimane solida nelle sue strutture e istituzioni grazie a una Costituzione che fu pensata per l'Italia del futuro e non soltanto per risolvere i problemi lasciati dal fascismo e per attrezzare uno Stato nascente su nuovi principi e in una proiezione europea".

(articolo preso da www.repubblica.it)

Postato da: AnnaSetari a 16:46 | link | commenti (1) |

martedì, 13 giugno 2006

una poesia di Giovanni Monasteri

Mi sarebbe piaciuto saperla incorniciare come sa fare lui, tanto è bella questa poesia di Giovanni Monasteri apparsa ieri su Proteus. Ma non sono capace di darle il rilievo anche grafico che merita: mi limito a ricopiarla qui, nel blog che è in origine il suo. Forse, dopotutto, non ha poi bisogno di evidenziazioni particolari: si raccomanda da sè e basta leggerla per accorgersene.

Il nemico


E' vero, siamo in guerra,
la gente ha paura - e ha ragione
ad avere paura,
perché ad ogni angolo c'è un nemico
(un celtico, mica uno slavo o un magrebino).


Guardate quanto in fretta
un uomo attraversa la strada semideserta
dell'ormai risanata e sicura
periferia di una periferia,
o come rapidamente si richiude
il pesante cancello di un villino
cinto da muraglioni di gelsomino
e di bosso. Possono ucciderti.
Specie se sei un bianco, possono ucciderti.
Ed è peggio dell'indifferenza,
peggio della solitudine
la morte civile di quello
che pure è solo un orpello: il cittadino,
il civis della tribus.

E' sempre più difficile
finire la propria giornata
integri e onestamente, salvaguardare
un bene raro e prezioso come il buon nome
nel quartiere assediato, dove speri
che nessuno mai ti conosca,
ti riconosca (è raro ormai che qualcuno
metta la targhetta col cognome
sopra lo spioncino, sulla porta).

Un'eletta genia di malfattori,
di tutori dell'ordine, di assassini
vigila siepi e marciapiedi, scruta
nella buca della tua posta,
negli appositi contenitori
delle pile esaurite e d'altri rifiuti
(rigorosamente differenziati).
Sono dappertutto: negli uffici,
in chiesa, al lavoro, al bar (mai seduti),
davanti ai garage, dal panettiere,
nelle associazioni di volontariato.

Vi aspettano nell'atrio,
sui pianerottoli dei condomini,
dove volentieri e amabilmente
si fermano a scambiare due parole.
Non guardateli mai negli occhi,
non rispondete al saluto,
non intrattenetevi a conversare
con loro, mai, neppure del tempo
o di come le scale
siano mal lavate. Tacete,
se vi parlano - non assentite,
né interrogate.

Scansate ogni loro parola:
sarete comunque loro vittime,
ma eviterete di essere loro complici.
Perché una parola che dicono
è una pubblica scudisciata,
una frase decreta la gogna
per un uomo o una donna,
un discorso incita al linciaggio
e alza un patibolo. Ogni loro sillaba
è un delitto.

Nessuno può dire di loro
che non siano brave persone.
Rispettosi di tutte le leggi,
ottemperano ai doveri
dei buoni cittadini:
nessun gesto che sia
meno che decoroso,
conforme, informato al buonsenso.

Dicono parole giuste, che puoi trovare
in tutti i catechismi, sui giornali:
discorsi da cui nessuno
potrebbe dissentire, che nessuno
saprebbe neanche approfondire.
Nemmeno un conduttore di talk show,
un prete, un malpensante, un cardinale
ci troverebbe niente da censurare,
avrebbe da ridire.

Hanno orrore del sangue
(e certo ne avranno le mani sempre nette),
fiducia fiduciosa nella giustizia,
però in quella giusta e non faziosa.
Preferiscono ai carabinieri
la pulizia. Sono pacifisti,
alle mosche non fanno male,
ma solo alle zanzare.
Al massimo esporterebbero la democrazia.
 
Sono belli e curati nell'aspetto,
mitemente sorridono.
indossano tailleur, giacca & cravatta
(tinta neutra, taglia conformata),

in estate una polo ben stirata,
una tuta griffata se escono
col sacchetto della spazzatura
e il pitbull al guinzaglio. “Niente paura,
non morde, è mansueto”.

Sono i perfetti, sono i paladini
del politicamente corretto.
Ma più levano alte le mani
e fanno un profondo inchino
come davanti a un altare, pronunciando
la parola Rispetto, più vi spiano,
v'inseguono fin dentro casa, dentro il letto,
morbosi, gelosi e famelici
dell'aria che respirate,
occhiuti come la morte, livorosi.

Quel bon ton, quella distinzione
e quegli apprettati colletti
non brillano, non si distinguono
se loro non passeggiano a capo alto
nell'abiezione, in qualche marciume,
o se ovunque volgano lo sguardo
non vi sia una stortura, un'infrazione
a una legge ch'è legge di natura,
una macchia anche piccola ma deturpante,
un difetto da niente
che zelanti e infallibilmente
loro vedono scansano additano
-con garbo, con discrezione!


di Giovanni Monasteri

Postato da: AnnaSetari a 08:35 | link | commenti (10) |

lunedì, 12 giugno 2006
famiglie

Alla manifestazione indetta a Tel Aviv dalla Sinistra israeliana contro il raid di Gaza in cui sono stati uccisi tanti civili, non erano moltissimi sotto i cartelli che inalberavano scritte come "Basta con l'uccisione di civili" o "Halutz assassino, l'Intifada vincerà", forse solo trecento; ma tra quei trecento c'era anche una dei figli di Olmert, Dana, e questo ha suscitato scandalo e clamore tra i conservatori, che affermano che l'accesso della donna alla casa del padre, dove ci sono documenti importanti e segreti, è un rischio per la sicurezza nazionale.
Dana Olmert è docente di letteratura all'Università Ebraica (un suo articolo può essere letto qui), è apertamente omosessuale, ed è affiliata a Machson Watch, un gruppo di donne militanti dei diritti civili, fondato per controllare il comportamento dei militari verso i palestinesi ai numerosi posti di blocco che costellano e ingabbiano i territori occupati. Una mostra fotografica organizzata da questo gruppo per illustrare la "politica di cantonizzazione dei territori palestinesi accelerata da Israele" è stata censurata in aprile, con la motivazione pretestuosa che mostrava immagini tali da "offendere la sensibilità del pubblico". Sono andata a dare un'occhiata al sito, e a me le foto paiono in verità assolutamente da vedere (qui).
Dana non è la pecora nera della famiglia, tuttavia.
La moglie di Olmert, Aliza, scrittrice di buon successo, milita nel movimento Peace Now. Un'altra figlia, la maggiore, si dedica ad attività artistiche; un figlio vive con moglie e figlio a New York e mostra inclinazioni di sinistra; un altro, più giovane, attivista di un movimento per la pace, è andato a studiare a Parigi per evitare la leva militare.
Questa famiglia a me non dispiace.

Notizie riprese da La Repubblica cartacea di oggi e dall'www.Unità.it

Postato da: AnnaSetari a 11:23 | link | commenti (1) |

sabato, 10 giugno 2006

Irène Némirovsky

Sarà dura, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l'allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana. Quelli che non dormivano, i malati nei loro letti, le madri con un figlio al fronte, le donne innamorate con gli occhi sciupati dal pianto, sentivano il primo soffio della sirena, ancora solo un ansito profondo simile al sospiro che esce da un petto oppresso. In pochi istanti il cielo tutto si sarebbe riempito di clamori. Che venivano da lontano, dall'estrema linea dell'orizzonte - senza fretta si sarebbe detto. Quelli che dormivano sognavano il mare che spinge davanti a sè i ciottoli e le onde, la tempesta di marzo che scuote la foresta, una mandria di buoi che galoppano pesanti facendo tremare il suolo con gli zoccoli...

Così comincia Suite francese, di Irène Némirovsky, il romanzo che ho appena finito di leggere. Un romanzo sorprendentemente bello che parla del tempo dell'occupazione tedesca in Francia, durante la seconda guerra mondiale: i primi bombardamenti su Parigi, l’arrivo delle truppe nemiche nel giugno del 1940 e l'esodo della popolazione quasi incredula ancora, i treni presi d'assalto, le auto imbrigliate dalla folla di profughi che sfollano a piedi, la solidarietà, e la durezza del si salvi chi può; lo stanziarsi poi dei soldati tedeschi nelle cittadine più interne, i rapporti con la popolazione ecc.
La descrizione della fuga dei parigini dalla città ha una grandiosità tolstoiana e la ricchezza e varietà dei personaggi, la forza della narrazione, la lucidità dei ritratti e delle descrizioni e, nello stesso tempo, la capacità di sorprendere il lettore, di emozionarlo o anche di farlo ridere, fanno pensare ai grandi romanzieri dell'Ottocento.

Ciò che più mi ha colpita, tuttavia, è lo sguardo lucidissimo di questa autrice, estremamente crudele, e nello stesso tempo pietoso. Non le sfugge niente della piccineria e della miseria, dell'ipocrisia e dell'egoismo, delle mille debolezze e viltà, dei piccoli calcoli, dell'ingenutità e dell'inadeguatezza dei buoni propositi, della ostilità e diffidenza tra le classi diverse, e però si ferma, senza mai nulla di sentimentale, sulla rara e quasi miracolosa mitezza o generosità di alcuni e sull'umanità degli stessi soldati nemici. Contemporaneamente, non le sfugge, nel mezzo del grande suo affresco, la presenza dei piccoli animali (un capitolo è tutto dedicato all'avventura notturna di un gatto) e quella del cielo, dei profumi e della dolcezza di quel tragico giugno. Credo che sia proprio attraverso il continuo contrappunto tra l'affanno e la crudeltà dei viventi, destinato a passare, pur con tutta la sua tragicità e l'orrore, e l'imperturbabile, alto, eterno tornare delle sere e delle albe e della loro meraviglia che l'autrice raggiunge l'effetto di uno straordinario distacco, di una visione come "dall'alto", quella che di solito si trova solo nei grandi capolavori della letteratura.
Eppure Suite francese è un romanzo incompiuto. Una prima stesura, scritta in contemporanea con gli avvenimenti che vi sono narrati.

Irène Némirovsky, scrittrice già affermata in Francia, lo aveva progettato pensando a una sinfonia in cinque movimenti. Riuscì a scriverne solo i primi due, perché nel luglio del 1942 venne deportata ad Auschwitz, dove morì pare il giorno stesso dell'arrivo. Nel sentimento del lettore, questa circostanza fa entrare il romanzo stesso all'interno delle vicende che narra, partecipe con i personaggi di quegli stessi affanni, e paure e speranze. Come le figure che vivono al suo interno, cerca solo di procedere, di salvarsi di arrivare a superare l'orrore.
La sua storia è ancora più romanzesca delle vicende narrate.
Quando la Némirovsky, che era di origine russa, figlia di un banchiere ebreo fuggito in Francia dalla rivoluzione del 17, venne arrestata, il quaderno su cui lei aveva scritto in grafia minutissima le prime due parti della "sinfonia", restò chiuso in una valigia. La figlia Denise, di tredici anni, affidata ad amici di famiglia con la sorellina ( il padre dopo poche settimane dall'arresto della madre venne deportato a sua volta e morì anche lui ad Auschvitz) ubbidendo alla volontà paterna porterà sempre con sé quella valigia preziosa, salvando il manoscritto attraverso tutte le peripezie dei rimanenti anni di guerra, vissuti in continue fughe e perenne allarme a causa della polizia collaborazionista che era sempre sulle loro tracce.
Denise ha trovato il coraggio di leggere il manoscritto solo dopo quaranta anni. Lo ha allora ricopiato (dovette servirsi di una lente d'ingrandimento, per decifrarlo) prima a mano, poi a macchina, poi col computer. E infine, nel 2004, il romanzo è stato pubblicato.

L'edizione italiana dell'Adelphi (la traduzione è di Laura Frausin Guarino), pubblica in appendice interessantissime notazioni di diario della Némirovsky contemporanee alla stesura del romanzo, alcune sue lettere e una postfazione di Myriam Anissimov.
Da questa, tra l'altro, si apprende che Irène Némirovsky, destinata a morire in qualità di ebrea, non aveva simpatia per gli ebrei. Sua madre era una donna fredda, dura, egocentrica fino alla crudeltà, che non mostrò segni né di affetto né di semplice simpatia verso la figlia, per la quale anzi finì col nutrire ostilità. Tanto che, quando le nipotine rimaste orfane si rivolsero a lei andandola a trovare a Nizza, questa nonna non volle nemmeno vederle, e rispose da dietro la porta che, se avevano perso i genitori, non a lei dovevano rivolgersi ma ad un orfanatrofio.
Forse la presa di distanza di questa scrittrice dagli ebrei, cioè dal ceppo da cui era germogliata, come pure la sua straordinaria capacità di cogliere tutta la crudeltà e grettezza che può albergare nei cuori umani, discendono da questa esperienza profonda della sua infanzia.
È possibile che anche la forza della sua scrittura derivi da quella ferita.

Postato da: AnnaSetari a 21:14 | link | commenti (9) |
némirovsky

giovedì, 08 giugno 2006
L'eclissi di Dio

Un documento del Pontificio Consiglio per la Famiglia diretto dal cardinale Lopez Truillo ha evocato l'altro giorno, come tutti ormai sanno (chi vuole rinfrescarsi la memoria può leggerne una sintesi qui), l'eclissi di Dio.
Di tale eclissi sono segno inequivocabile, non le stragi continue delle guerre, non l'ingiustizia sociale, non lo stato di miseria degradazione e fame in cui vive la stragrande maggioranza dell'umanità mentre una minoranza soffre di colesterolo e obesità, non la distruzione delle risorse e della bellezza del pianeta, non i lager in cui sono ammassati gli animali da allevamento (che devono nutrire la minoranza obesa), no, niente di tutto questo, bensì il fatto che due persone che si amano e convivono al di fuori del matrimonio ricevano ora un riconoscimento civile da parecchi Stati, tanto che persino una coppia di omosessuali (e le lesbiche, aggiungono gli estensori, mostrando di credere che omosessuale sia un termine che si riferisce ai soli maschi) può venire riconosciuta nei suoi diritti.
Non solo: altro segno dell'eclissi è il fatto che la pratica millenaria dell'aborto è stata sottratta al rischio nonché alla speculazione di loschi medici che si arricchivano nella clandestinità e viene sempre più contrastata attraverso sistemi contraccettivi diversi dall'astinenza sessuale.
L'eclisse è segnalata, in aggiunta, dal fatto che la ricerca scientifica studia nuovi mezzi di cura e di sollievo della sofferenza.
Il documento, tuttavia, non si limita a constatare i segni di questa "profonda crisi della verità" che pervade il nostro tempo, ma cerca giustamente di individuarne le cause.
E quale, tra le varie vaghe e generiche, merita una segnalazione più puntuale?
Ma il femminismo, naturalmente, che attraverso una visione "puramente individualistica dell'uomo e della donna", ha incitato al "superamento della famiglia".
Insomma, è sempre e ancora colpa (o merito?) di Eva.

Postato da: AnnaSetari a 16:47 | link | commenti (1) |