CRITICA DELL'INTERFACCIA


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mercoledì, 31 maggio 2006

Ritratto di HEIDEGGER secondo BERNHARD

Leggendo sul blog di Georgiamada un post su Heidegger, mi è nata l’irresistibile tentazione di pubblicare queste pagine di Thomas Bernhard sul famoso filosofo, tratte da Antichi Maestri: sono pagine che, quando le ho lette la prima volta, mi hanno messo di buonumore per l'intera giornata - e spero che ciò possa accadere anche a qualcuno dei visitatori di questo blog.
Giusto due parole per orientarsi: negli
Antichi Maestri il narratore riferisce le opinioni su vari aspetti dell'arte, della letteratura, della filosofia e in generale della cultura, ossessivamente ribadite in varie occasioni da un certo Reger, un suo amico che passa ogni giorno varie ore al Kunsthistorisches Museum di Vienna contemplando un ritratto del Tintoretto.
Il pezzo su Heidegger giunge dopo che Reger ha parlato lungamente con sprezzo dello scrittore ottocentesco austriaco Stifter, generalmente molto apprezzato dalla critica.

Buona lettura.


Image Hosted by ImageShack.us In effetti Stifter mi ricorda continuamente Heidegger, quel ridicolo filisteo nazionalsocialista coi pantaloni alla zuava. Se Stifter, con incredibile sfrontatezza, ha annegato nel kitsch la letteratura, Heidegger, il filosofo della Foresta Nera Heidegger, ha annegato nel kitsch la filosofia, Heidegger e Stifter, ciascuno per suo conto e a suo modo, hanno implacabilmente annegato nel kitsch letteratura e filosofia. Heidegger, sulle cui orme si sono mosse le generazione della guerra e del dopoguerra, sommergendolo con stupide e disgustose tesi di dottorato quando ancora era in vita, Heidegger me lo vedo sempre seduto sulla panchina davanti a casa sua, nella Foresta nera, accanto a sua moglie, la quale, nel suo perverso entusiasmo per il lavoro a maglia, lavora ininterrottamente per confezionargli le calze invernali con la lana che lei stessa ha tosato dalle loro pecore heideggeriane.Heidegger non riesco a vederlo altrimenti che seduto sulla panca davanti a casa sua nella Foresta nera, e accanto a lui vedo sua moglie che lo ha completamente soggiogato per tutta la vita, e che a maglia gli lavora tutte le calze, e all’uncinetto tutti i berretti, e gli infornava il pane, e gli tesseva le lenzuola, e gli confezionava personalmente persino i sandali. Heidegger era una mente inzuppata di kitsch, diceva Reger, esattamente come Stifter, eppure era assai più ridicolo ancora di Stifter, che era stato davvero una tragica apparizione, a differenza di Heidegger che è sempre stato soltanto comico, piccolo borghese come Stifter, altrettanto spaventosamente megalomane, un imbecille delle Prealpi, credo, giusto quello che ci vuole per il minestrone della filosofia tedesca. Heidegger se lo sono pappato tutti a grandi cucchiaiate, con una fame da lupi, per decenni, come nessun altro, rimpinzando così i loro stomaci di germanisti e di filosofi tedeschi. Heidegger aveva un volto ordinario, non un volto dal quale trapelasse l'ingegno, era un essere del tutto sprovvisto d’ingegno, assolutamente privo di fantasia, assolutamente privo di sensibilità, un ruminante della filosofia tipicamente tedesco, una vacca della filosofia gravida in permanenza, come diceva Reger, che pascolava sui prati della filosofia tedesca e che per decenni ha lasciato cadere il suo lezioso sterco nella Foresta Nera. Heidegger era per così dire un fedifrago della filosofia, diceva Reger, uno che è riuscito a mettere nel sacco un’intera generazione di studiosi tedeschi.

Postato da: AnnaSetari a 13:15 | link | commenti (21) |
bernhard

martedì, 30 maggio 2006
silenzi

Ho provato disagio, più profondo di quello che solitamente provo in presenza di argomenti retorici, leggendo della domanda posta dall'attuale papa durante la sua visita ad Auschwitz: "Dio, perché hai taciuto?"
Come se da Dio ci si aspettasse che, alla maniera di Ruini, venisse continuamente a spiegarci quale orrore, tra i molti che ininterrottamente hanno insanguinato e vanno insanguinando il mondo, sia più o meno "sostenibile", più o meno riprovevole.
In verità il comune senso del pudore vorrebbe che la domanda fosse rivolta agli uomini. A quei molti che hanno taciuto o tacciono ancora . Al papa, per esempio, e a molte altre personalità e comuni individui che non hanno fatto allora sentire alta la loro voce di dissenso - a quelli che non dicono nulla o parlano troppo cautamente oggi per gli attuali massacri ed orrori continui ed indicibili.

Postato da: AnnaSetari a 16:55 | link | commenti (4) |

BRAVA RITA !

Noi lo abbiamo sperato, ma sapevamo che sarebbe stato estremamente difficile.
Rita Borsellino purtroppo non ha vinto le regionali in Sicilia.
Si è trattato però di una sconfitta che ha in sé i germogli di un inizio:
per merito di Rita Borsellino, l'Unione ha guadagnato 4 punti in percentuale rispetto alle scorse regionali, salendo dal 36,6% al 41,63, mentre la CdL ha perso ben 6 punti (dal 59,1% al 53,08).

Totò Cuffaro e i suoi alleati hanno cominciato a perdere.

Postato da: AnnaSetari a 11:55 | link | commenti |
borsellino

domenica, 28 maggio 2006
elogio della monofagia

"... mangiare da soli, senza cioè venire disturbati nell'elaborazione del proprio pensiero depressivo."

Lo dice Andrea Zanzotto in un'intervista fattagli da Paolini (da me trascritta a memoria).

Postato da: AnnaSetari a 23:13 | link | commenti (4) |
zanzotto

venerdì, 26 maggio 2006
Una ragazza napoletana

"Oggi a Napoli - racconta Berlusconi (leggi qui)- mi si sono scagliati contro. In mezzo alla generalità delle persone che invece dimostrava un grande entusiasmo, quasi un fanatismo, nei miei confronti... Una ragazza è venuta vicino a me e mi ha detto: 'A' mmerda'. Una cosa del genere non l'avevo mai sentita". Conclusione: "Mai a noi passerebbe nella testa, vedendo, che so, Fassino o D'Alema, che sono applauditi dalle loro persone, di fare i gesti o di dire le cose che fanno a me".

In effetti, loro, non nella persona di "ragazzi" di piazza, ma in quella di giornalisti e parlamentari, si limitano da perfetti gentiluomini quali sono a usare di continuo la parola "pannoloni" su tutti i loro fogli per riferirsi agli avversari che hanno qualche anno in più del loro leader, a insultare con volgarità postribolari le donne (anche le proprie colleghe di partito quando, anziché fare gestacci come la Santanché, mostrano di voler fare politica, come accadde alla Prestigiacomo con le quote rosa), e ad ingiuriare sguaiatamente in Senato, alludendo alla loro prossima morte, gli ex presidenti della Repubblica che esprimono il proprio voto.

Postato da: AnnaSetari a 08:01 | link | commenti (1) |

mercoledì, 24 maggio 2006

Ancora. Ancora donne e politica

Questo Saia, senatore di AN, crede di insultare Rosi Bindi chiamandola lesbica, ma naturalmente mette solo in piena evidenza la propria grande miseria morale e intellettuale - la quale, purtroppo non è, però, solo la sua personale, ma corrisponde a un modo di pensare che attraversa trasversalmente il nostro belpaese.
Rosi Bindi è una donna dal carattere deciso e forte: è questo che non piace a nessuno o quasi dei suoi colleghi.
Perché le donne dovrebbero essere più malleabili degli uomini, più di loro propense al tradizionale ruolo materno e sororale di mediazione, soprattutto poi se si sono introdotte in un campo che tradizionalmente è stato nei secoli un territorio maschile.
O almeno, vivaddio (così direbbe un maschio di tribù parlamentare a questo punto), dovrebbero essere belle (cioè dotate di poppe, di fianchi, di bocca sensuale) tali che si possa ghignare di loro, certo, come s'usa tra maschi, ma con la possibilità di pensarle domate da un maschio su un letto.
Invece Rosi Bindi non va a letto con nessuno, né cerca di agghindarsi con qualche vestitino adatto a renderla più piacente, più "femminile": non se ne cura. Alza le spalle, e le basta un filo di perle nelle occasioni importanti. Nient'altro. E ride anche. Si mostra cioè capace di essere lieta, appassionata a quello che fa, convinta di quello che fa. Contraddice insomma tutti gli schemi. Compreso, il che è gravissimo, a quello dell'ipocrisia che accomuna la maggioranza trasversale del Parlamento. Per questo in tutti questi anni, in un Parlamento dove la bellezza non è assolutamente di casa se non come stenta eccezione, si è sempre levato, per lo più incontrastato (anche da parte delle donne ansiose di porsi sulla stessa linea dei maschi), il giudizio maschile bipartisan che la definisce "brutta", il prototipo, anzi, della bruttezza. In quel "brutta" unanime era ed è già sottinteso il "lesbica" di Saia - in quell'accezione particolare secondo la quale le donne omosessuali lo sono per ripiego, soltanto perchè non desiderabili o desiderate dai maschi - e soprattutto era implicita la svalutazione della persona di Rosi Bindi, delle sue capacità e del suo valore.


(col criterio di Saia: quale peso si dovrebbe attribuire ai giudizi sulla famiglia emessi da quei vecchi scapoloni, non privi di contiguità con la pedofilia, che sono i preti, i vescovi, i cardinali, i papi? Ma anche: quale peso dare a tutto l'insegnamento del notoriamente brutto Socrate? A Gesù, che forse era casto o chissà con chi se la faceva, ma certo non risulta che avesse moglie? E anche il mio Shakespeare, bruttarello a sua volta, e un po' gay, che ne poteva sapere lui dell'amore di Giulietta ? Eccetera) )

Postato da: AnnaSetari a 11:29 | link | commenti (6) |

sabato, 20 maggio 2006

A proposito ancora di donne







L'ultimo film di Almodovar, VOLVER: pieno di passione, di amore e di ironia. Emozionante di bellezza. E con nel cuore una canzone assolutamente straordinaria.

Postato da: AnnaSetari a 22:13 | link | commenti (10) |

venerdì, 19 maggio 2006

A proposito di DONNE di POLITICA e di SPERANZA.

Scrivevo qui qualche giorno fa che mi piacerebbe essere siciliana per poter votare Rita Borsellino. Ed ecco che andando su questo blog leggo il seguente articolo, ripreso anche su PrimumVivere, che descrive così la situazione a pochi giorni dal 28 di maggio.

La solitudine di Rita Borsellino


di Agostino Spataro (da La Repubblica - Palermo del 17 maggio)

Nella campagna elettorale siciliana del centro-sinistra c’è qualcosa, o più di qualcosa, che non quadra e poco convince.
A dieci giorni dalla chiusura, la sensazione da molti avvertita é che la macchina non gira come dovrebbe e come potrebbe.
Sono questi giorni cruciali, decisivi per gli esiti, non proprio facili, da conseguire.
Per quanto mutevole sia il quadro elettorale complessivo, non si può non rilevare come fra i due schieramenti contrapposti si stia accumulando un vistoso vantaggio a favore della Casa delle libertà sul terreno dell’impegno politico dei leader nella conduzione della campagna elettorale.
Vantaggio che si aggiunge a vantaggio, visto che, in Sicilia, il Polo dispone di un collaudato sistema di potere clientelare, articolato fin dentro i gangli vitali della società e dell’amministrazione.
Un sistema che ha consentito al Polo di reggere molto bene alle recenti politiche.
Un voto- ricordiamolo- senza preferenze e perciò più pesante, da interpretare cioè come adesione, non condizionata anche se molto discutibile, ad una linea e ad un personale politico che, grosso modo, si ripropone nelle liste del centro-destra per le regionali.
Un complesso militare-elettorale con cui la CdL, in questi ultimi giorni, metterà a ferro e fuoco le riserve di voti più ambite per assicurarsi, a tutti i costi, il mantenimento del governo della Regione, visto che da quello romano è stata sloggiata.
La Regione, dunque, come principale baluardo da difendere, da dove eventualmente ripartire. L’inattesa candidatura alla presidenza dell’Ars dell’on. Gianfranco Miccichè, proconsole di Berlusconi in Sicilia, non è un capriccio del personaggio, ma fa parte di una strategia politica ben mirata.

Ora se è chiaro, o quasi, il progetto politico del centro-destra, molto meno lo sembra quello del centro-sinistra che non sta cavalcando la vittoria e il cambio di governo nazionali per recuperare lo svantaggio accusato in Sicilia e assestare un duro colpo al sistema di potere dei suoi avversari. Paradossalmente, per gli esponenti del centro-sinistra il successo nazionale diventa causa d’impedimento- almeno così taluni l’intendono- alla piena partecipazione a questa difficile battaglia elettorale siciliana.

Postato da: AnnaSetari a 18:31 | link | commenti (1) |
borsellino

uomini e donne

Quando una carica di grande responsabilità sarà ricoperta da una donna incompetente, allora si potrà affermare di aver davvero raggiunto la parità.


Sentita stanotte, tra il sonno e la veglia, dalla voce di Emma Bonino su Radio Radicale.


Postato da: AnnaSetari a 08:29 | link | commenti (3) |

giovedì, 18 maggio 2006
It may not be exactly poetry...

"Pyow pyow pyow...hack hack hack!"

Nel linguaggio delle scimmie urlatrici (Cercopithecus nictitans) questa sequenza di suoni dovrebbe significare "Andiamocene via!".
Così dicono due scienziati inglesi. Lo riporta la rivista Nature in un articolo dedicato a una loro ricerca in Nigeria sulla capacità linguistica dimostrata da tali scimmie, che sono caratterizzate da un nasino bianco.

Si può ascoltare il sonoro di questo testo QUI nel sito di Nature .
Un riassunto in italiano dell'articolo si può invece leggere qui su www.repubblica.it.

Postato da: AnnaSetari a 17:55 | link | commenti (4) |

mercoledì, 17 maggio 2006
approfondimenti

Dall'alto dell'autorevole suo scranno di "Porta a Porta", il buon Bertinotti ha pensato, molto generosamente e senza un gran senso dell'umorismo, di dover spiegare al papa come qualmente "sbagli" a prendersela contro i pacs e "non veda" che in realtà questi sono proprio in difesa dei valori che a lui (il papa stesso) stanno, come Bertinotti ben sa, molto a cuore.
E così i vescovi, dal canto loro, senza generosità ma non senza umorismo, lo hanno avvertito che le sue opinioni non sono in linea con quelle, che loro ben sanno, della sinistra.
Sicchè da ora in poi, se vorremo approfondire correttamente il pensiero cattolico, il nostro punto di riferimento sarà la rubrica di Bertinotti a "Porta a Porta", e quando vorremo conoscere, invece, le corrette posizioni della sinistra leggeremo i comunicati della Sir o dei vescovi sui giornali (e un po' dappertutto).

(in riferimento a quanto leggo oggi qui, su www.repubblica.it)

Postato da: AnnaSetari a 15:46 | link | commenti (17) |

martedì, 16 maggio 2006
occasioni rare

Nemmeno di fronte all'urgenza prioritaria di ribadire l' opposizione della Chiesa ai pacs, la condanna per l'aborto, la ferma intenzione di costringere quanti più è possibile alla morte preceduta da lunga sofferenza, l'urgenza di fare "uno sforzo comune" per combattere il fenomeno delle culle vuote ecc., nemmeno insomma nell'assillo superiore di martellare le quotidiane direttive ai futuri governanti italiani, il cardinale che si prende cura del nostro bene anche contro noi stessi, ha trascurato di dedicare un paragrafo del suo discorso al Codice da Vinci.
C'è da chiedersi perché mai la Chiesa partecipi così attivamente alla promozione pubblicitaria di questo libro senza pregi e, ora, in occasione della sua uscita, del relativo film.
Senza la sequenza efficacissima dei suoi interventi a più voci, indubbiamente le copie vendute e i possibili spettatori sarebbero come minimo un terzo in meno. Almeno qui da noi. Tutti coloro che traggono guadagno da questa operazione commerciale dovrebbero esserle grati - e, non si trattasse della Chiesa, che, come ognuno sa, si tiene lontana da business e diavolerie del genere, molti potrebbero pensare che già lo siano.

E però non voglio cavarmela con una battuta.
Ciò che mi colpisce è una frase che Ruini ieri ha detto, e cioè che questa moda (del film e del libro) offrirà "l'occasione" di una "opera capillare di catechesi, e prima ancora di informazione storica" per aiutare "la gente a distinguere con chiarezza i dati certi delle origini e dello sviluppo storico del cristianesimo dalle fantasie e dalle falsificazioni".
Colpisce la serena tranquillità con cui la Chiesa ammette di non aver assolto al suo compito principale nonostante tutta l'organizzazione effettivamente "capillare" di cui nei fatti gode e ha ininterrottamente goduto da moltissimo tempo (attraverso le infinite parrocchie sparse su tutto il territorio e attraverso i tanti insegnanti di religione, di sua nomina, presenti in tutte le scuole del nostro paese, oltre che attraverso la disponibilità persino servile della Tv e dei media in generale ad amplificare i suoi messaggi), di non aver fatto opera di informazione storica, e tanto meno di catechesi, sufficiente a mettere in grado "la gente" di distinguere tra fantasie e "dati certi" ecc.
In altri termini: la Chiesa ammette indirettamente di sapere che la "gente" ha ricevuto da lei solo un bombardamento di indicazioni per distinguere al di là di ogni contraffazione quale sia la posizione della Chiesa stessa sul comportamento in fatto di sesso e procreazione, o di voto nella cabina elettorale, ma, quanto a Gesù Cristo, ai Vangeli e alle vicende del cristianesimo, solo se capita una qualche "occasione" offerta dalle mode, può aspettarsi di ricevere promesse di "informazioni".

(Per il discorso di Ruini di ieri faccio riferimento a quanto ne riporta qui Repubblica on line).

Postato da: AnnaSetari a 11:38 | link | commenti (2) |