Meno estetica-patetica, più etica ci vorrebbe nella politica
Su PrimumVivere e ProDigit da stasera si può ascoltare un intervento, in esclusiva per questi due blog, dell'attore Alessandro Bergonzoni sull'attuale momento elettorale.
Una modesta proposta
di J.Swift
È cosa ben triste, per quanti passano per questa grande città o viaggiano per il nostro Paese, vedere le strade, sia in città , sia fuori, e le porte delle capanne, affollate di donne che domandano l’elemosina seguite da tre, quattro o sei bambini tutti vestiti di stracci, e che importunano cosà i passanti. Queste madri, invece di avere la possibilità di lavorare e di guadagnarsi onestamente da vivere, sono costrette a passare tutto il loro tempo andando in giro ad elemosinare il pane per i loro infelici bambini, i quali, una volta cresciuti, diventano ladri (...)
Io quindi presenterò ora, umilmente, le mie proposte che, voglio sperare, non solleveranno la minima obiezione.
Un Americano, mia conoscenza di Londra, uomo molto istruito, mi ha assicurato che un infante sano e ben allattato all’età di un anno è il cibo piú delizioso, sano e nutriente che si possa trovare, sia in umido, sia arrosto, al forno, o lessato; ed io non dubito che possa fare lo stesso ottimo servizio in fricassea o al ragú.
Espongo allora alla considerazione del pubblico che, dei centoventimila bambini già calcolati, ventimila possono essere riservati alla riproduzione della specie, dei quali sono un quarto maschi, il che è piú di quanto non si conceda ai montoni, ai buoi ed ai maiali; ed il motivo è che questi bambini sono di rado frutto del matrimonio, particolare questo che i nostri selvaggi non tengono in grande considerazione, e, di conseguenza, un maschio potrà bastare a quattro femmine. I rimanenti centomila, all’età di un anno potranno essere messi in vendita a persone di qualità e di censo in tutto il Regno, avendo cura di avvertire la madre di farli poppare abbondantemente l’ultimo mese, in modo da renderli rotondetti e paffutelli, pronti per una buona tavola. Un bambino renderà due piatti per un ricevimento di amici; quando la famiglia pranzerà da sola, il quarto anteriore o posteriore sarà un piatto di ragionevoli dimensioni e, stagionato, con un po’ di pepe e sale, sarà ottimo bollito al quarto giorno, specialmente d’inverno.
Ho calcolato che, in media, un bambino appena nato venga a pesare dodici libbre e che in un anno solare, se nutrito passabilmente, arrivi a ventotto.
Ammetto che questo cibo verrà a costare un po’ caro, e sarà quindi adattissimo ai proprietari terrieri, i quali sembra possano vantare il maggior diritto sui bambini, dal momento che hanno già divorato la maggior parte dei genitori.
Ho già calcolato che il costo di allevamento per un infante di mendicanti (nella quale categoria faccio entrare tutti i contadini, i braccianti ed i quattro quinti dei mezzadri) è di circa due scellini all’anno, stracci inclusi; ed io penso che nessun signore si lamenterà di pagare dieci scellini il corpo di un bambino ben grasso che, come ho già detto, può fornire quattro piatti di ottima carne nutriente per quando abbia a pranzo qualche amico di gusti difficili, da solo o con la famiglia. Il proprietario di campagna imparerà cosà ad essere un buon padrone ed acquisterà popolarità fra gli affittuari, la madre avrà dieci scellini di profitto netto e sarà in condizione di lavorare finché genererà un altro bambino.
I piú parsimoniosi (ed io confesso che la nostra epoca ne ha bisogno) potrebbero scuoiare il corpo, la cui pelle, trattata artificialmente, dà meravigliosi guanti per signora e stivaletti estivi per signori eleganti.
Per quanto concerne la nostra città di Dublino, nelle parti piú acconce, potrebbero apprestarsi mattatoi per codesta bisogna; e possiamo star certi che non mancheranno i macellai; anche se io vorrei raccomandare di comperar vivi i bambini e di prepararli caldi, appena finito di usare il coltello, come si fa per arrostire i maiali.
(...)
Io ritengo che i vantaggi offerti dalla mia proposta siano molti e piú che evidenti, ed anche della massima importanza.
... questa nuova pietanza porterà anche molti consumatori alle taverne, e gli osti avranno certamente la precauzione di procurarsi le migliori ricette per prepararla alla perfezione; quindi i loro locali saranno frequentati da tutti i signori di rango, che giustamente vengono valutati in base alla conoscenza che hanno della buona cucina; ed un cuoco esperto, che sappia come conquistarsi il favore della clientela, farà in modo di mantenere un prezzo che li saprà soddisfare.
(...): si avrebbe un grande incoraggiamento al matrimonio, che tutte le nazioni di buon senso hanno cercato di favorire con premi, o imposto con leggi ed ammende. Aumenterebbe la cura e la tenerezza delle madri per i bambini, quando fossero sicure di una sistemazione certa sin dall’inizio, e procurata in qualche modo dalla comunità a loro annuo profitto, anziché, a loro carico; e ben presto avremmo modo di vedere un’onesta emulazione fra le donne sposate nel portare al mercato il bambino piú grasso. Gli uomini, durante la gravidanza della moglie, le sarebbero affezionati tanto quanto lo sono ora alla cavalla, alla mucca o la scrofa prossima a figliare, né la minaccerebbero di pugni e di calci (cosa purtroppo frequente nella pratica), per timore di un aborto.
Potrebbero elencarsi molti altri vantaggi. Ad esempio, l’aumento di qualche migliaio di esemplari nella nostra esportazione di manzo in barile, la maggior diffusione della carne di porco, ed un miglioramento nell’arte di fare il buon prosciutto che si trova in quantità tanto scarsa a cagione del grande consumo che facciamo di maialini da latte, una pietanza troppo frequente nelle nostre mense che tuttavia non è neppure alla lontana paragonabile, sia per il sapore sia per la figura che fa, a quella fornita da un bambino di un anno, grasso e ben pasciuto: il quale, arrostito intero, farà una splendida figura alla festa del sindaco della città o a qualsiasi altro ricevimento pubblico. Ma questo ed altro voglio tralasciare, preoccupandomi di esser conciso.
(...)
Dichiaro con tutta la sincerità del mio cuore che non ho il minimo interesse personale a cercar di promuovere quest’opera necessaria e che non sono mosso da altro motivo che il bene generale del mio Paese, nel miglioramento dei nostri commerci, nell’assistenza ai piccoli e l’aiuto ai bisognosi, e nella possibilità di offrire qualche piacevole passatempo agli abbienti. Io non ho bambini dai quali posso propormi di ricavare qualche soldo: il piú piccolo ha nove anni, e mia moglie ha ormai passata l’età di averne ancora.
Vale la pena di leggere tutto il testo, che io ho tagliato, perché un po' troppo lungo per un post. Ma chi vuole può trovarlo QUI.
Nelle anticamere dei medici (o "Il lupo perde il pelo, ma non il vizio")
Sentivo dire l'altro giorno da una persona anziana che nelle anticamere dei medici, i luoghi sociali da lei più spesso frequentati, si possono ascoltare discorsi in cui ancora c'è chi sostiene che affidare l'amministrazione della cosa pubblica all'uomo più ricco del paese sia una sorta di garanzia: "Se è già ricco, certo non ha bisogno di rubare", considerano questi vecchi pensionati in attesa di qualche ricetta. Gli stessi che, in altre circostanze, hanno sospirato ripetendo, con uguale quanto inutile convinzione, che "il lupo perde il pelo ma non il vizio".
Pensavo che questo ragionamento del ricco che è affidabile perché non ha bisogno di rubare , fosse ormai nulla più che un relitto della campagna elettorale di cinque anni fa e che pertanto si potesse appunto ritrovare solo in quelle meste anticamere dove i discorsi stagnano nelle secche dei luoghi comuni che sembrano recenti, e sono invece già vecchi, perché, il tempo vola - e come vola, signora mia, specialmente da una certa età in poi...
Invece, scopro che un professore di Filosofia del Diritto, Antonio Caracciolo (Università La Sapienza di Roma), attivista di Forza Italia, usa esattamente tale argomento nel suo blog.
Il Cavaliere e il libro copiato allo storico: "Così mio marito Firpo lo smascherò"
di Marco Travaglio
la Repubblica del 23-03-2006
TORINO - Un giorno d´estate di metà anni 80 Luigi Firpo se ne stava in poltrona nella sua villa sulla collina torinese con la moglie Laura. Faceva zapping in tv. Su Canale 5 una graziosa signorina intervistava il padrone, Silvio Berlusconi E ne magnificava l´enorme bagaglio culturale: «Lei è anche un grande studioso dei classici…». Il Cavaliere si schermiva: «Ma no, non dica così…». E lei: «Sì, invece, non faccia il modesto. Lei, dottore, ha appena pubblicato un´edizione pregiata dell´Utopia di Tommaso Moro, con una bellissima prefazione e una perfetta traduzione dal latino…». E lui: «Beh, in effetti il latino non lo conosciamo tutti, bisogna tradurlo…».
Firpo, grande intellettuale torinese, polemista della Stampa con i suoi "Cattivi pensieri", ma soprattutto docente universitario di Storia delle dottrine politiche e fra i massimi esperti di cultura rinascimentale, drizzò le antenne. Anche perché aveva da poco tradotto e commentato un´edizione dell´"Utopia" per l´editore Guida di Napoli. L´intervistatrice attaccò a leggere la prefazione del Cavaliere. Dopo le prime due frasi, l´anziano studioso fece un salto sul divano: «Ma quella prefazione è la mia! E´ tutta copiata! Ma chi è questo signore? Ma come si permette?».
L´episodio è tornato in mente a Laura Salvetti, la vedova di Firpo, qualche giorno fa, quando Silvio Berlusconi in una delle sue tele-esternazioni elettorali si è così descritto in terza persona: «Il presidente del Consiglio si è nutrito di ottime letture e ha un curriculum di studi rilevantissimo...».
E´ corsa in archivio, ha estratto una cartella intitolata "Berlusconi", ne ha cavato uno strano bigliettino autografo del Cavaliere e ha deciso di raccontarne il retroscena.
«Era subito dopo le vacanze estive, credo in settembre. Firpo(lei lo chiama rispettosamente così, ndr), quando scoprì in tv che Berlusconi aveva copiato la sua versione dell´Utopia, si attaccò subito al telefono per avere quel libro. Gli risposero che era un´edizione privata, in pochi esemplari, riservata all´entourage del Cavaliere. Ma lui, tramite l´associazione milanese degli Amici di Thomas More, riuscì a procurarsi una copia in visione. La sfogliò e sbottò: "Non è un plagio, è peggio! Quello ha copiato interi brani della mia prefazione e la mia traduzione integrale dal latino, mettendoci la sua firma. Non ha cambiato nemmeno le virgole!. Prese carta e penna e scrisse a Berlusconi, intimando di ritirare subito tutte le copie e annunciando che avrebbe sporto denuncia. Qualche giorno dopo squillò il telefono di casa: era Berlusconi».
A questo punto inizia un irresistibile balletto telefonico, con il Cavaliere che cerca scuse puerili per placare l´ira dell´austero cattedratico, e questi che, sbollita la furia, si diverte a giocare al gatto col topo. Firpo minaccia di mettere in piazza tutto e trascinarlo in tribunale. «Berlusconi - ricorda la moglie - incolpò subito una collaboratrice, che a suo dire avrebbe copiato prefazione e traduzione a sua insaputa. E implorò Firpo di soprassedere, pur precisando di non poter ritirare le mille copie già stampate e regalate ad amici e collaboratori. Firpo, capito il personaggio, cominciò a divertirsi alle sue spalle. Lo teneva sulla corda con la causa giudiziaria. E Berlusconi continuava a telefonare un giorno sì e un giorno no, con una fifa nera. Pregava di risparmiarlo, piagnucolava che uno scandalo l'avrebbe rovinato».
Pure Franzo Grande Stevens, famoso avvocato e consigliere di casa Agnelli, che di Firpo era amico anche per via della comune candidatura nel Pri, seguì la faccenda da vicino: «Firpo mi raccontò di quel plagio. Era esterrefatto. Anche perché Berlusconi, anziché scusarsi, dava la colpa a una segretaria. Poi cercò di rabbonirlo con regali costosi, che il professore rispedì sdegnosamente al mittente».
«Passava - ricorda la moglie Laura - intere mezz'ore al telefono col Cavaliere. E alla fine correva a raccontarmele, fra l'indignato e il divertito: sapessi quante barzellette conosce quel Berlusconi. E´ un mercante di tappeti, una faccia di bronzo da non credere, sembra di essere in una televendita». Il tira e molla si trascinò per mesi. Anche con uno scambio di lettere, ancora riservate (saranno pubbliche solo nel 2009, vent'anni dopo la morte dello studioso). Per ora c'è solo quel bigliettino rimasto nei cassetti della signora Laura, visto che era indirizzato anche a lei: «Accompagnava un doppio regalo per Natale, credo del 1986. Nel frattempo Berlusconi aveva pubblicato un'edizione riveduta e corretta dell´Utopia, senza più la prefazione copiata e con la traduzione di Firpo regolarmente citata.
Ma Firpo seguitava a fare l´offeso, ripeteva che la cosa era grave e la stava ancora valutando con gli avvocati. Un giorno lo invitarono a Canale 5 per parlare del Papa e si ritrovò Berlusconi dietro le quinte che gli porgeva una busta con del denaro, "per il suo disturbo e l´onore che ci fa". Naturalmente la rifiutò. Poi a Natale arrivò un corriere da Segrate con un bouquet di orchidee che non entrava neppure dalla porta e un pacco: dentro c´era una valigetta ventiquattr´ore in coccodrillo con le cifre LF in oro». Il biglietto d'accompagnamento è intestato Silvio Berlusconi, datato "Natale 1986" (ma l´ultima cifra è uno scarabocchio) e scritto a penna: "Molti cordiali auguri ed a presto… Spero! Silvio Berlusconi". Poi una frase aggiunta a biro: "Per carità non mi rovini!!!". [su Repubblica è pubblicata la foto del biglietto]
Ma Firpo continuò il suo gioco: «Rispedì la borsa a Berlusconi, con un biglietto beffardo: "Gentile dottore, la ringrazio della sua generosità , ma gli oggetti di lusso non mi si confanno: sono un vecchio professore abituato a girare con una borsa sdrucita a cui sono molto affezionato. Quanto ai fiori, la prego anche a nome di mia moglie Laura di non inviarcene più: per noi, i fiori tagliati sono organi sessuali recisi…" Non lo sentimmo mai più».
L'articolo è stato pubblicato anche su Libertà e Giustizia.

Fra poche settimane i cittadini italiani saranno chiamati a il nuovo governo.
Circa 3 milioni di stranieri regolarmente residenti in Italia non lo potranno invece fare, nonostante rappresentino il 9% della forza lavoro, paghino tasse e contributi e/o investano soldi in Italia contribuendo alla crescita di questo paese. Per la Destra essi si materializzano solo quando fanno la fila per tre giorni davanti agli uffici postali. Di conseguenza, non è loro permesso esprimere un'opinione non solo sull'operato del governo del paese dove si dipanano le loro vite, dove investono i loro soldi, dove sognano un futuro, ma non potranno nemmeno rispondere, con lo strumento del voto, a chi li offende quotidianamente e gratuitamente.
I cittadini italiani però lo possono fare. Per se stessi, innanzitutto. Ma anche per i loro vicini di casa o per i loro colleghi di lavoro stranieri che vivono nello stesso paese, svolgono gli stessi lavori, pagano le stesse tasse, aiutano i propri familiari nei paesi di origine mentre subiscono ogni tipo di insulto e di angheria, ogni tipo di ricatto e di sfruttamento garantito e perpetuato da leggi che i cittadini italiani stessi possono cambiare. La possibilità di ritrovarsi per altri cinque anni alla mercé della Lega e delle svariate espressioni neofasciste che sono confluite ultimamente nella coalizione della Destra, mi riempie di orrore per le nostre esistenze, i nostri investimenti materiali e affettivi e il nostro stesso diritto alla vita in questo paese.
Ma quello che mi preoccupa ancora di più è vedere alcuni cittadini italiani - di sinistra o vicini ai suoi ideali - esternare la loro volontà di astenersi dal voto mentre intere popolazioni vengono bombardate dalle Destre proprio con la scusa di regalare loro questo diritto. L’astensione è una prospettiva orribile per chi deve subire una miriade di provvedimenti e di esternazioni a dir poco umilianti senza possibilità di cambiare le cose in meglio per sé stesso e per tutti. Ritengo che le idee espresse nel programma dell'Unione in materia di immigrazione siano un balsamo capace di lenire ferite che rischiano di incancrenirsi irrimediabilmente. Quindi, cari amici italiani, se non volete votare per voi stessi, fatelo almeno per noi. Se non avete a cuore i vostri interessi, abbiate pietà almeno delle nostre esistenze, della nostra dignità umana calpestata ogni santo giorno. Adottate i nostri voti e quelli dei nostri figli. Andate a votare, per il bene dell'Italia.
Sherif El Sebaie, Il Manifesto, P.12
Da Salamelik.blogspot.com, ripreso da PrimumVivere
MARKELO
Franz Krauspenhaar ha aperto di nuovo un blog, intitolato questa volta semplicemente UFFENWANKEN.
Brindiamo al suo ritorno.
"IL VATICANO CAMBIA LE REGOLE
Lourdes, miracoli più facili
Non occorre che il male sia incurabile
CITTÀ DEL VATICANO. Una rivoluzione nel «riconoscimento» dei miracoli a Lourdes: l’ha decisa nei giorni scorsi il «Comitato medico internazionale di Lourdes» (Cmil), di cui fanno parte non solo cattolici ma anche non credenti e membri di altre confessioni. Oggi, grazie alla medicina di massa, non sono più applicabili le vecchie premesse secondo cui la malattia deve essere «incurabile», e che non devono esserci stati trattamenti medici.
Il problema per i medici allora è stabilire quanta parte della guarigione va attribuita alle cure e quanta a Lourdes. "
Un bel problema, davvero.
Notizia presa da La Stampa.it di oggi.
Poi venne la primavera e la campagna fu tutta piccoli bocci e uccellini. Solo nel giardino del Gigante Egoista era ancora inverno.
"Non riesco a capire perché la primavera tardi tanto" si disse il Gigante Egoista mentre, seduto alla finestra, contemplava il suo freddo, bianco giardino. "Spero che il tempo si decida a cambiare."
Ma la primavera non si fece vedere, e così l'estate. L'autunno regalò frutti d'oro ad ogni giardino, nessuno però a quello del Gigante.
- È troppo egoista - disse l'Autunno.
E così in quel giardino era sempre inverno.
da Il Gigante Egoista di Oscar Wilde (traduzione di F. Saba Sardi).
Sul Guardian del 16 marzo è uscito un articolo di Martin Jacques in cui si critica la politica di Blair anche a causa della sua amicizia con Berlusconi.
Non riporto tutto l'articolo, che potete leggere per intero sul blog di Beppe Grillo e su PrimumVivere e ProDigit, ma solo il pezzo che riguarda Berlusconi:
Berlusconi è il fenomeno politico più pericoloso in Europa. Rappresenta la più seria minaccia alla democrazia nell’Europa occidentale dal 1945.
Si potrebbe obiettare che l’estrema destra rappresentata da figure apertamente razziste e xenofobe come Jean-Marie Le Pen e Jörg Haider sia un pericolo ancora maggiore, ma queste figure sono marginali nella scena politica europea. Berlusconi non lo è. Durante i due periodi in cui è stato presidente del Consiglio si è verificata un'erosione molto grave della qualità della democrazia italiana e del tono della vita pubblica.
La democrazia si basa sulla separazione tra i diversi poteri: politico, economico, culturale e giudiziario.
La proprietà da parte di Berlusconi dei maggiori canali televisivi, e il suo controllo della RAI durante il suo Governo, insieme con la sua volontà di utilizzare il potere dei media per le sue nude e crude ambizioni politiche, hanno minato la democrazia. Oltretutto egli ha cambiato a suo arbitrio le leggi del paese, servendosi della sua maggioranza in Parlamento, per proteggere i suoi interessi personali e sottrarsi ai tribunali.
La connessione tra Berlusconi e il fascismo italiano non è difficile da decifrare.
C’è sempre stata una tendenza ad aspettarsi che il fascismo ritornasse nella sua vecchia forma, ma questo non è mai stato il vero pericolo. Quello di cui dobbiamo avere paura è il ripresentarsi del fascismo in una nuova veste, che rifletta le nuove condizioni globali economiche e culturali del nostro tempo e contemporaneamente attinga alle tradizioni nazionali. Berlusconi è precisamente questa figura. Egli tratta la democrazia con disprezzo: ogni volta cerca di minarla, di distorcerla e di abusarne. Non ha rispetto per i pilastri indipendenti dell’autorità , ed accusa i giudici di essere i tirapiedi dell’opposizione, descrivendoli come “comunistiâ€. Con i suoi indiscriminati attacchi contro chiunque ostacoli il suo personale potere e arricchimento, ha avvelenato la vita pubblica italiana. Egli discende in linea diretta da Mussolini.
A tre anni dall'inizio della guerra in Irak (20 marzo 2003) e a quasi tre dall'annuncio di Bush della pace ormai raggiunta (maggio dello stesso 2003) due giorni fa è stata scatenata dal comando USA quella che le fonti ufficiali americane chiamano la più potente offensiva aerea dall'inizio della guerra e che le stesse fonti ufficiali dicono che è destinata a durare più giorni.
Nell'operazione sono impegnati più di 50 aerei, 1.500 uomini e 200 veicoli tattici. Obiettivo dell'azione sono possibili nuclei di guerriglieri che operano nella zona di Samarra, 100 chilometri a nord di Bagdad.
Tutto ciò non fa notizia, tuttavia: niente servizi d'apertura dei telegiornali, niente filmati. Niente di niente. Giornalisti del resto non ce ne sono più da quelle parti. Tutto si svolge con sobrietà e discrezione.
Di morti non se ne parla.
Del resto, perché mai se ne dovrebbe parlare? in Iraq, , sempre dal 2003, c'è la pace.
fonte, fra le altre Corriere della sera.
UNO DEI NOSTRI GOVERNANTI
"...un po' meno orgoglioso sono della legge elettorale che si dovrà riscrivere . Glielo dico francamente, l'ho scritta io ma è una porcata", ha detto Calderoli intervistato su Canale 5 da Enrico Mentana a "Matrix", in un estratto trasmesso dal Tg5.
"Una porcata fatta volutamente per mettere in difficoltà una destra e una sinistra che devono fare i conti con il popolo che vota'", ha detto ancora Calderoli.
QUESTI SONO GLI UOMINI CHE CI HANNO GOVERNATO E VORREBBERO CONTINUARE A FARLO.
Questi hanno ottenuto in un sistema di alleanze basato solo sul ricatto di far votare le loro PORCATE ai politici cosiddetti "seri" come il distasteful Fini o il "coraggioso" dissidente moderato Follini, per non dire del tardivamente "critico" Casini e compagnia.
Casini, Follini, Fini hanno tutti votato compatti la legge-porcata di Calderoli. Hanno tutti accettato che quell'uomo (come il suo sodale Castelli) fosse ministro della NOSTRA Repubblica.
C'è ancora chi pensa che sia esagerato avvertire che in queste elezioni è in gioco il vivere civile del nostro paese?
Qualsiasi critica o dissenso possa suscitare il programma dell'Unione, passa in second'ordine ora, di fronte al rischio di barbarie che corriamo.
Pubblicato già anche su PRIMUMVIVERE.
Tutti dovrebbero assolutamente vedere questo video che mostra l'intera scena vergognosa di Berlusconi al Parlamento europeo: basta da sola a far capire perché comunque quest'uomo non deve continuare a rappresentarci.
È tratto dal film di Cremagnani-Deaglio "Quando c'era Berlusconi". E fa rabbrividire.
L'ho pescato sul blog di Georgiamada, dove non manca anche un bel commento all'incontro televisivo di ieri.