CRITICA DELL'INTERFACCIA


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un'altra scrivania di/per Anna Setari
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venerdì, 30 settembre 2005

Lieto annuncio: è nata la UNTITL.ED

Già da tre giorni sono usciti in libreria i primi tre libriccini della Untitl.Ed, casa editrice di blogger finalizzata alla pubblicazione di libri di blogger.
Potete trovare i tre pargoletti dai librai elencati QUI e presto anche in altre librerie.
Chi si trova a Milano la sera dell'11 Ottobre potrà anche partecipare ai festeggiamenti.

Molti auguri ai genitori e ai primogeniti di una speriamo folta schiera!

Postato da: AnnaSetari a 12:26 | link | commenti (39) |

8 x 1000 alla Ricerca Scientifica

Come molti di voi forse hanno sentito, esiste una proposta di legge di iniziativa popolare per dare la possibilità di devolvere l'otto per mille anche alla Ricerca Scientifica oltre che alle varie Chiese o allo Stato. Chi vuole saperne di più può trovare QUI ogni informazione e la possibilità di aderire all'iniziativa.

Postato da: AnnaSetari a 07:16 | link | commenti (4) |

giovedì, 29 settembre 2005
rinascimento e orgoglio regionale

Nascono a Veggiano (PD) i lecca-lecca al gusto di Papa.

da un articolo di Francesco Patané, pubblicato ieri su cinque colonne su Il Mattino di Padova:

Nei chioschi e nei negozi di souvenir di Roma i lecca lecca con il volto del papa Benedetto XVI o con la faccia di Giovanni Paolo II sono i gadget più gettonati fra i fedeli. I variopinti stecchi di caramella sono prodotti dalla ditta Plusia di Veggiano, un'azienda dolciaria specializzata da quasi trent'anni nella creazione dei più curiosi lecca lecca.
[Quelli "pontifici"]vengono esportati in tutto il mondo: "Appena il Vaticano annuncia un viaggio del Papa, subito il paese che lo ospiterà ci contatta e ci chiede i nostri lecca lecca", racconta la titolare Franca Dal Corso. "Per il viaggio a Colonia ne abbiamo prodotti ed esportati una montagna, senza contare quelli con la scritta Papa Boys, un vero successo in Germania." [...]
Fra i progetti futuri della Plusia c'è il cioccolato, da mostrare, lavorare, con la stessa tecnica della caramella: "Basta con la solita tavoletta coperta dalla stagnola
[è sempre la titolare che parla] vogliamo mostrare la bellezza del cioccolato e lo stamperemo col viso del Papa, sarà il rinascimento della cacao".
E non mancheranno
[aggiunge in conclusione il giornalista in perfetta consonanza stilistica] le versioni sexy, naturalmente di cioccolato fondente.

(il refuso è nell'originale)

Postato da: AnnaSetari a 07:25 | link | commenti (12) |

mercoledì, 28 settembre 2005
Swift as a shadow, short as any dream

Com'è bello il Sogno d'una notte di mezza estate!
L'ho rivisto ieri sera in una produzione della BBC dei primi anni Ottanta e ancora una volta sono rimasta incantata.
Mi piace tentare qui di regalarvi un frammento amoroso di quell'incanto.

Chi parla è Titania, la regina delle Fate, che non vuole dare a Oberon, il re degli Elfi, un ragazzino cui è affezionata.

Sua madre fu devota ai miei riti
e nelle notti profumate di spezie in India
tante e tante volte mi è stata accanto
e insieme spettegolavamo chiacchierando,
e sedute sulla sabbia bionda lungo il mare
guardavamo il traffico dei navigli sulle onde -
e quanto abbiamo riso quella volta
nel vedere le vele farsi incinte
e gonfiare i pancioni al vento licenzioso;
lei le imitava seguendole con graziosa
andatura beccheggiante (nel ventre aveva allora
la ricchezza di questo giovanottino mio)
e salpava verso terra per cercarmi gingilli,
sciocchezzuole, e ritornava poi come da un viaggio
ricca di mercanzia. Ma essendo lei mortale,
di quel bambino morì; ed io per lei l'ho preso
con me quel bambino e lo tengo;
e non intendo separarmene, per lei.


(Sogno di una notte di mezza estate, Atto II, sc.i.)

Postato da: AnnaSetari a 09:37 | link | commenti (14) |
shakespeare

martedì, 27 settembre 2005
outing

Si sentiva il bisogno? Dite
- e siate sinceri -
si sentiva il bisogno,
in questi tempi neri,
dell'outing alla radio di Fassino -
il serio, il caro, il nostro buon Fassino -
sulla privata sua fiducia in Dio?
Io, a dire il vero, un po' me ne vergogno.
Non bastavano gli altri nostri, i fatui,
i belli, come Fausto il rivoluzionario
o come il clintoniano Rutelli?
Ah, sono brutti tempi questi -
mi dice l'interlocutore interno,
che spesso è un po' banale.
Tanto più - gli ribatto -
non sarebbe in fin dei conti male
se ci fosse qualcuno anche di quelli
che evitando d'entrare nella scia
non parlasser per radio degli iddii,
o di lor religione qual che sia.

Postato da: AnnaSetari a 13:33 | link | commenti (10) |

gentilezze e premure

Domenica sono stato dai Davenport, dove ho cenato, e anche riposato.
Non posso sopportare che un giorno passi così nel nulla - c'è una grande differenza tra un'indolenza tranquilla e un'indolenza inquieta. Un giorno indolente, pieno di riflessioni anche se di colore spiacevole, è sopportabile e persino piacevole da solo, quando non si riesce a pensare a niente; ma non avere nulla da fare e essere circondato da identità umane sgradevoli, che si opprimono reciprocamente tanto da impedire che uno se ne stia pigramente disteso; ma non abbastanza da suscitare interesse o curiosità; è la pena capitale per un delitto capitale.
Perché, arrendere il proprio tempo, in virtù della propria buona indole, a gente che non ha né luci né ombre non è forse un peccato capitale? E tuttavia che posso farci? - sono stati così gentili e premurosi con me.



Da una lettera-diario di John Keats ai fratelli, marzo 1819. In John Keats, Lettere sulla poesia, a cura di Nadia Fusini, Feltrinelli 1984.

Postato da: AnnaSetari a 09:07 | link | commenti (1) |
keats

domenica, 25 settembre 2005
mode d'altri tempi

Promettere è perfettamente in linea con i tempi. Risveglia aspettative.
Più da stupidi è mantenere: fare quel che si è detto non è più infatti un'usanza in voga, tranne che tra la gentarella sempliciotta e grezza.
Di massima eleganza, di gran moda è promettere. Mantenere è come una specie di atto testamentario, che denuncia, in chi lo fa, un qualche grave malessere mentale.


Si tratta del mio autore preferito, naturalmente. In un suo momento di pessimismo.

Postato da: AnnaSetari a 13:23 | link | commenti (10) |

sabato, 24 settembre 2005
chiacchiere da calzolaio

Dunque, si profila il tetro lungagnone Fini, che non per nulla è rimasto a leccare la dolce materia di Cambronne per tutto questo tempo con la pazienza d'un verme dentro il fico.
Saranno capaci i nostri eroi di togliergli di dosso l'etichetta di vuoi-mettere, lui-sì-ch'è-un-politico- che gli è stata appiccicata addosso con straordinario successo, tanto che la senti ripetere in tutti i bar, e spesso anche da cognati e parenti che si dicono dell'opposizione e che, come sempre in genere i cognati, sono più fini intenditori di noi su cosa sia politica e intelligenza (noi, invece di intelligenza non capiamo nulla, tant'è che quando vediamo il più grosso commentatore politico in TV, pensiamo a una di quelle vesciche piene di sugna che una volta appendevano i macellai nelle loro botteghe, quando ancora la parola colesterolo era ignota ai più) - dicevo, dunque (bando alle digressioni), saranno capaci?

Ne dubito, perché, ahimé, l'arte di fare il verme nel fico viene considerata appunto politica anche dai nostri, che, benché non la sappiano ben esercitare (o non trovino mai il giusto fico), non sono mica, Dio ne guardi, degli Zapatero, che rispondono sì se è sì, e no se è no, e lasciano che i preti dicano la loro, senza per questo agitarsi e correre alla genuflessione per tema di perdere i voti di chi comunque non li voterà mai. No, che non sono così.
Eppure quanto piacerebbe a noi che la politica, e la relativa bravura in quel campo, fosse appunto l'arte di Zapatero: saper cucire buone scarpe che resistano al cattivo terreno, che portino avanti, che portino lontano, verso territori più salubri e civili.

Postato da: AnnaSetari a 11:08 | link | commenti (13) |

giovedì, 22 settembre 2005
ascoltando le notizie

Tramortiti, avviliti - e il boccone
ci va per traverso -
ascoltiamo - e ci morde l'ulcera
che s'era sopita, e s'aggrava l'età
che ci scava - subiamo la vista
di piroettate sconce
sboccate, a sipario crollato
a bauli già pronti,
col piccolo re che s'impunta
e, nel si-salvi-chi-può,
pesta e minaccia e protesta
e chiama chi prima scacciò.
Ma questo cos'é?
Cos'è questa faccia da pera,
da pupazzo di pietra cioè,
con la pornografia di quel foro
nel centro, avaro pertugio
sonoro di detti uguali a sputacchi
a pernacchi? Cos'è questo coso,
miseria, che rispunta uguale a com'era,
questo misirizzi soddisfatto
che infernale strombetta
lieto in mezzo al disastro -
cos'è questo matto? Perché?

Postato da: AnnaSetari a 23:36 | link | commenti (6) |

Ambiguità d'Amleto

Certi miei amici shakespeariani mi han dato notizia che nei giorni scorsi è stato rappresentato, nella dolorosamente nota città multietnica di Sarajevo, un Amleto adattato al mondo musulmano. La regia è di Pasovic, di Sarajevo, che ha collaborato anche con susan Sontag e già nel 2002 rappresentò il Giulietta e Romeo di fronte all'edificio bombardato del parlamento, nel centro della città.
In questo suo Amleto, che pare abbia avuto un buon successo, la sanguinaria corte danese degli intrighi di potere è stata sostituita con quella ottomana, e il principe è un principe appunto musulmano. In quanto tale, sotto il camicione indossa, come tradizione per i guerrieri che s'accingono a una battaglia, una maglia a pelle con su ricamate frasi in caratteri arabi. Solo che, al posto delle tradizionali preghiere, la sua scritta dice: "Essere o non essere. Questo è il problema". Il che, a causa di quei caratteri arabi, dovrebbe, nelle intenzioni del regista, caricarsi di un senso molto forte ed attuale in questo "mondo posteriore all'11 settembre".

È piuttosto ambigua tuttavia la fortuna dell'Amleto nel mondo arabo.
Anche in Egitto, in un piccolo teatro della cittadina di Beni Suef, a un centinaio di chilometri a sud del Cairo, il 5 settembre un centinaio di spettatori si è raccolto per assistere a un Amleto. Ma alla fine del secondo atto, delle candele portate in scena hanno provocato un incendio che rapidissimamente si è propagato seminando il panico. L'uscita era una sola, tutti si sono accalcati e insomma è avvenuta una strage: i morti sono stati ben 31 e una quindicina gli ustionati più gravi. Il teatro è stato completamente ridotto in cenere.

Postato da: AnnaSetari a 09:35 | link | commenti (16) |

martedì, 20 settembre 2005

20 settembre 1870

Visto che non c'è più, si sente dire,
lo Stato Pontificio, ma non manca
un popolo ancora religioso, pio,
interessato a ragionar del diavolo e di Dio,
caro a Maria, fiducioso nei santi e nei miracoli,
pronto donarsi al primo imbonitore
che ne prometta un po' in televisione,
vorrei saper perché, quando la sera
consumiamo la cena, o solitari
o nell'ambito dell'istituzione
familiare (sempre insbregata sia),
non si dia possibilità d'avere
il sostegno morale d'un sermone,
non solo dell'esimio cardinale
Ruini o Tonini o d'altri noti e fini
maestri di moral-diritto costituzionale,
ma anche d'altro esotico pretone
- d'un Milingo, chessò, ch'è popolare,
e scaccia i diavoli, ma anche, perché no,
d'un iman, che c'insegni a digiunare
salvando capra e cavoli - o, qualche volta,
d'un patriarca dell'ortodossia,
per non dir d'un valdese - per quanto più noioso,
non sarebbe penso un'eresia - o di un rabbino
intellettuale, d'un bonzo seminudo
molto spirituale, o di un ateo pontificante
o tollerante e dubbioso - a rotazione insomma
e non sempre la medesima canzone.

Postato da: AnnaSetari a 10:21 | link | commenti (14) |

lunedì, 19 settembre 2005
(tra parentesi)

Poco fa ha finito di pontificare dal TG1 il cardinal Ruini.
È apparso, come un'alluvione, in apertura e parlava, ovviamente, da un seggio dorato, dietro un tavolo che forse non era, ma certo a me è parso ricoperto di porpora. Ha spiegato con chiarezza e fermezza al dotto e all'incolto cosa deve fare o non fare il legislatore a proposito dei gay, della famiglia e, non ultimo, del povero Fazio.
I pacs, secondo Ruini, non sono altro in realtà che dei "piccoli matrimoni" e, come tali, minaccerebbero l'istituzione della famiglia che va invece difesa e salvaguardata.
In verità non capisco tanto allarme: non dovrebbe rallegrarsi che, in questo tempo in cui le coppie fan così fatica a convolare a nozze e preferiscono sempre più una convivenza non regolata da solenni impegni ufficiali, entrino in campo i gay col questo loro così fiducioso e ottimistico desiderio di nozze?
In fin dei conti questi "piccoli matrimoni" potrebbero costituire una contagiosa pubblicità adatta a far tornare di moda anche il mammuth dell'Istituzione matrimoniale.

Postato da: AnnaSetari a 20:07 | link | commenti (12) |