Ancora una poesia di Giovanni Monasteri, appena pubblicata sul suo blog Proteus:
Shadow cabinet
O nobile ombra, o
spento simulacro di governo,
fioca parvenza di governo,
lemure smunto e afono
che concioni suadente
con vigore fiacco e senza l'audio
su podi bassi e smorti - mentre gli altri
sbraitano da palchi
imponenti e radiosi!
O sbiadito fantasma,
malinconico spettro di speranze
defunte, scialbo dissenso,
consenso rassegnato,
buonsenso vile e impotente!
O collegio irreale, ministri
fantasmatici, sottosegretari
pallidi, ministeri oltretombali!
Ah tarda, inerte saggezza!
Imbelle bontà sbeffeggiata!
Pazienza mite e codarda!
Ah impegno inoffensivo,
irrisa pacatezza, moderazione,
stolta ragionevolezza!
Ah confronto civile, civile
indignazione, e rispetto
dei patti statuiti
e per le istituzioni!
E cerchiobottismo, e ragioni
di chi ha avuto ragione,
pace dei vincitori,
virtù che soccombe e si riduce
in ranghi sempre più angusti,
nel limbo dell'opposizione!
Se po' fa', ma tacete, state bboni,
a cuccia, a gnaulare in castigo,
al palo, alla stanga - nell'ombra!
di Giovanni Monasteri
Chi sono quelli da temere e da perseguire?
QUESTI?
Oppure magari QUESTI?
Oppure è meno rischioso prendersela con QUESTI?
Sono loro i nostri nemici?
Sulla necessità di averne uno, vale la pena di ascoltare quanto dice Umberto Eco nella sua lezione intitolata Hostis, hospes. Costruire il nemico.
Volendo si può, in alternativa, leggere parte del testo come è stato pubblicato su Repubblica, QUI. Ma ha vari tagli.
"....fieri dell’antico spirito di accoglienza e dell’antica capacità di integrazione del nostro popolo."
(il presidente del consiglio quattro giorni fa alla Camera)
Visto che non ha condannato gli autori delle azioni da pogrom di Ponticelli, né ha elevato alcun tipo di protesta, vuol dire che questa volta il nostro non si è sentito frainteso dalla loro interpretazione di questa sua bella frase.
Il fatto riportato ieri dal Corriere della Sera, quello qui da noi più grave, più allarmante e preoccupante dei nostri giorni, è naturalmente l'attacco violento e l'incendio dei campi dei Rom, organizzato e messo in atto dai camorristi "in favore" e con l'appoggio collaborativo e corale della gente di Ponticelli.
È la prima volta che si verifica un pogrom qui in Italia.
La cosa avrebbe dovuto riempire le pagine dei quotidiani di discussioni roventi, pubbliche riflessioni ecc. Ma niente di niente. Il fatto è considerato niente di più che un segno di quanto grave sia il problema, non della nostra civiltà , non della deriva morale del nostro paese e neanche di una situazione straordinariamente complessa, ma della presenza dei Rom.
E oggi non se ne parla un granché. Nonostante un qualche sussulto della Chiesa, cui stavolta non viene data enfasi - e passa perciò inosservato.
Il pubblico televisivo (la maggioranza degli italiani), tenuto all'oscuro di tutto, viene indotto a ritenere che le gesta vergognose di Ponticelli siano il risultato quasi eroico e virtuoso dell'esasperazione popolare di un popolo più esuberante di altri.
Viene infatti imbonito (e istruito, o sarebbe meglio dire, "eccitato") con continue interviste a passanti manco a dirlo "esasperati", o a sindaci che ipocritamente dicono che, sì, certo, si sa, la violenza è male, ma quella dei mitissimi abitanti di Ponticelli va capita. La parola camorra è bandita da tutti i discorsi sulla sicurezza: il quadro è quello di italiani, tutti pacifici e civilissimi come i telespettatori (si sa: non sono del resto anch'essi bravi telespettatori come noi?) assediati da minacciosissimi e brutti extracomunitari.
"Noi siamo contro chi delinque", tuonano con lapalissiana profondità i nostri governanti*.
E viene intanto dato a intendere che a delinquere, in questo nostro paese di mafia e di immondezzai (e di altro), siano soprattutto, se non solo, gli extracomunitari, e in particolare i Rom. Tutti. Collettivamente. Col semplice fatto di esserci.
La violenza contro i Rom, anche se un po' scomposta, risulta dunque nella sostanza una spontanea, generosa e quasi legittima forma di giustizia. Come fu, ai tempi dei pogrom, quella contro gli ebrei.
Le squadracce incendiarie di Ponticelli intanto girano impunite e non vengono ricercate nemmeno dalla polizia (come è spiegato in questo bell'articolo di Geremicca sulla Stampa di stamattina).
Anche la camorra, non solo la molto ammirata Lega, è maestra nel mantenere il contatto (o radicamento che sia) col territorio.
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*Stamattina il ministro degli interni, Maroni, ripetendo, bontà sua, che la "rabbia non deve prevalere sulle regole di convivenza civile", non ha potuto poi fare a meno di aggiungere l'aggettivo "orribile", non certo alla rabbia, ma al "tentativo di rapimento del bambino".
C'era bisogno? Temeva che se non l'avesse definito "orribile" qualcuno potesse non provare sufficiente rabbia?
Fra l'altro, non ci insegnano sempre, (vedi il caso esemplare di Cuffaro) che c'è la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva?
Da leggere questa cronaca da Napoli di Marco Imarisio sul Corriere della sera:
In motorino con le molotov «È la nostra pulizia etnica»
Le bande di incendiari partono dal fortino del boss
Io mi vergogno.
Dunque, riassumendo, ecco i primi segni del miglioramento del clima democratico e della fine delle risse e delle violente contrapposizioni, in questa nuova fase, forse terminale, della nostra Repubblica:
finalmente si riconosce a chiare lettere a tutti il diritto alla sicurezza della propria persona e dei propri beni (se sei Rom o "nomade" o vattelappesca quale altra vaga "cosa diversa e senza radici", beh, allora mica puoi pretendere... Il sano risentimento di una brava popolazione esasperata dai tuoi continui furti di bambini, va capito e rispettato. E va tradotto magari in disposizioni legislative. Cosa dici? Non risulta dai dati delle questure e dei tribunali che tu abbia mai rubato bambini? E che c'entra! È la percezione quello che conta).
Non vi pare che già si respiri meglio?
E anche per quanto riguarda il mostro evocato da Fini nel suo discorso inaugurale, il famigerato relativismo, così in odio al nostro buon Papa, ecco finalmente il primo esempio pratico di come ci si possa opporre al suo dilagare:
in Parlamento ognuno ha diritto di esprimere liberamente la propria posizione e il presidente col suo campanellino e la sua autorità sta lì anche per far rispettare questo diritto. Sicuro. Certo. Ma dipende anche da quello che dici. No? Se sei minoranza, se la tua verità non è conforme alla Verità maggioritaria, se pretendi di parlare pur essendo stonato rispetto al Coro Sacro (o meglio, Salmodia antifonale), beh, allora, cosa pretendi? Bene fa la maggioranza a schiamazzare.
È ora di finirla con le verità al plurale.
[Aggiungo: è interessante (e conforta un po' circa l'esistenza di una qualche opposizione) questa intervista della Bonino (è di ieri, su RepubblicaTV):
"Ho apprezzato la rivendicazione dei meriti del governo Prodi. Per quanto riguarda il dialogo con la maggioranza, per noi Radicali il dialogo è sempre stato un metodo. Però ormai è troppo, trovo un pò stucchevole che qualunque cosa sia dialogo, armistizio. Vorrei ricordare a Berlusconi che per 20 mesi, ogni giorno, il centrodestra ci accusava di essere illegittimi, di aver vinto con i brogli. Per non parlare delle gazzarre infinite al Senato. Dalla sera alla mattina siamo passati al buonismo andante. Lo dico al Pd: bisogna essere netti, chiari, non si può essere d'accordo su tutto".] .
Ieri il solito B. ha fatto il suo discorso inaugurale alla Camera, e tutti sono rimasti stupiti perché era un discorso più che decente: molto diverso cioè dai soliti usciti in tutti questi anni dalla bocca di quello stesso personaggio che lo stava pronunciando. Somigliava al discorso di un politico che voglia mostrarsi consapevole delle proprie responsabilità , rispettoso delle istituzioni, impegnato a fare bene. Questo semplice fatto di aver pronunciato un discorso non eversivo e minaccioso nei toni, e nemmeno da Bagaglino, ha suscitato un'ondata di plauso generale (anzi unanime, come ora è di moda).

A me* è venuta in mente la favola dei Sette caprettini, dei fratelli Grimm. La ricordate? Il lupo che si presenta alla porta dei caprettini, viene riconosciuto per via della sua zampaccia nera che s'intravvede dalla finestra, sicché non non riesce a farsi aprire e a mangiarseli. Allora torna più tardi con la zampa infarinata e dice ai capretti di essere la loro mamma - e questi, scambiando quell'infarinatura per la lana bianca della mamma, si fidano di lui e gli aprono, finendo tutti divorati a dispetto dei loro patetici tentativi di fuga.
La favola ha un lieto fine, va detto. Ma non molto dolce.
Un dubbio o una perplessità in margine: il governo ombra (o fantasma, sarebbe meglio dire) che sembra indirizzato qui da noi a mettere in ombra l'opposizione, include anche la prestazione di un qualche servizio di ghost writing? M'è parso di notare infarinature veltroniane nel discorso del capo del governo corporeo.
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*M'accorgo, leggendo i giornali in tarda mattinata, che non sono la sola.
Non solo, come ormai tutti sanno, le notizie date (molto sinteticamente) da Travaglio in TV erano già state rese pubbliche in articoli e libri, senza che nessuno fiatasse, ma persino la replica di Schifani era già pubblica, signori miei!
Proprio così: la replica di Schifani è andata in onda ieri sera (in replica) su RadioRadicale nella rubrica "Speciale Giustizia" (QUI): si tratta delle risposte da lui date durante il processo sulla mafia di Villabate, il 18 ottobre 2004 (già trasmesso a suo tempo da RadioRadicale).
Altro che Travaglio!
Di gran lunga più interessante ascoltare ciò che risponde, alle domande del PM e dell'avvocato Restivo sullo scabroso argomento, Schifani stesso (che, va detto, non è stato ulteriormente indagato o accusato).
Chi è interessato e intenzionato a prestare attenzione per più di tre minuti, può andare QUI e scaricare il file del programma delle 21,16 (speciale giustizia di Scandura su caso Schifani-Travaglio): non se ne pentirà , perché c'è molto di più di quello che si aspetta. Oppure, se non ha tempo, può coraggiosamente comprare l'Unità e leggere lì l'essenziale riportato su carta.
Detto questo, occorre aggiungere qualcosa, forse.
La questione è quella della libertà e dell'informazione.
Ormai è chiaro, conclamato addirittura come cosa ovvia, che determinati argomenti che si possono trattare in libri e giornali, e magari persino in TV, NON possono essere nemmeno menzionati in prima serata. La plebe dei non lettori infatti (la maggioranza cioè degli italiani, compresi molti laureati) va mantenuta plebe e quindi protetta nella sua ignoranza (percepita come sufficiente scienza).
[E in effetti da sempre la plebe è esposta a qualsiasi suggestione. Compresa quella di provare il brivido di ascoltare frammenti di Travaglio per farli riposare o fluttuare, tradotti in labili quanto drastiche e generiche certezze, nel vuoto circostante (percepito però come pieno)].
Ma insomma i fatti riferiti in TV da Travaglio l'altra sera sono veri o falsi?
Se sono veri, perché tanto clamore per un giornalista che li dice, piuttosto che sui fatti stessi che riferisce (dopo che, oltretutto, già da qualche anno sono stati resi pubblici su carta stampata)? Più che il "diritto di replica", non avrebbe l'alta carica istituzionale, proprio perché è tale, il dovere di chiarire e dissipare inequivocabilmente tutte le ombre?
Se i fatti non sono veri, perché nessuno afferma che siano falsi?
E, a proposito di corretta informazione: nel caso (miracoloso) che un giorno la RAI chiamasse Lirio Abbate a parlarci di mafia nella TV generalista (quella di chi non legge né libri né giornali), potrebbe farlo solo in presenza di tutti i vari Mandalà e soci per non negare loro il diritto di replica?
E poi.
È l'alta carica a rendere specchiata la persona che la riveste e a lavare ogni ombra dalla sua storia, o invece occorrerebbe che le alte cariche fossero affidate a persone dalla storia senza ombre?
Dimenticavo:
se, dati i tempi bui, non si vuole dare l'otto per mille alla Chiesa Cattolica, ricordo a tutti che una alternativa è quella di devolverlo alla Chiesa valdese, che si impegna a utilizzarlo esclusivamente in beneficenza e non a sostegno dei propri pastori e delle attività della propria chiesa.
Vedi, a questo proposito, anche l'appello di MicroMega.
Uno dei modi, secondo Schopenhauer, è il seguente:
"Sconcertare, sbigottire l'avversario con sproloqui privi di senso. Ciò riposa sul fatto che:
Gewöhnlich glaubt der Mensch, wenn er nur Worte hört,
Es müsse sich dabei doch auch was denken lassen.*
Se ora in cuor suo egli è consapevole della propria debolezza, se è abituato a sentire cose che non capisce, e tuttavia a fare come se le capisse, si può impressionarlo propinandogli con aria seria una scemenza che suona dotta o profonda, di fronte alla quale gli vengono meno udito, vista e pensiero, e spacciarla come la prova più incontestabile della propria tesi. Come è noto, recentemente alcuni filosofi hanno adoperato questo stratagemma, con esiti brillantissimi, addirittura di fronte all'intero pubblico tedesco."
Arthur Schopenhauer, L'arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi."Stratagemma 36". Traduzione di Franco Volpi. Adelphi, 2008.
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*"L'uomo crede abitualmente, anche se solo parole sente,/che vi si debba pur trovare qualcosa da pensare" (Goethe, Faust,I, vv.2565-66).
"Fate luogo"
"Fate luogo voi", rispose Lodovico.
"La diritta è mia."
"Co' vostri pari, è sempre mia."
"Sì, se l'arroganza de' vostri pari fosse legge per i pari miei."
I bravi dell'uno e dell'altro eran rimasti fermi, ciascuno dietro il suo padrone, guardandosi in cagnesco, con le mani alle daghe, preparati alla battaglia. La gente che arrivava di qua e di là , si teneva in distanza, a osservare il fatto; e la presenza di quegli spettatori animava sempre più il puntiglio de' contendenti.
"Nel mezzo, vile meccanico; o ch'io t'insegno una volta come si tratta co' gentiluomini."
"Voi mentite ch'io sia vile."
"Tu menti ch'io abbia mentito." Questa risposta era di prammatica. "E, se tu fossi cavaliere, come son io", aggiunse quel signore, "ti vorrei far vedere, con la spada e con la cappa, che il mentitore sei tu."
"È un buon pretesto per dispensarvi di sostener co' fatti l'insolenza delle vostre parole."
"Gettate nel fango questo ribaldo", disse il gentiluomo, voltandosi a' suoi.
"Vediamo!" disse Lodovico, dando subitamente un passo indietro, e mettendo mano alla spada.
"Temerario!" gridò l'altro, sfoderando la sua: "io spezzerò questa, quando sarà macchiata del tuo vil sangue."
Così s'avventarono l'uno all'altro; i servitori delle due parti si slanciarono alla difesa de' loro padroni. Il combattimento era disuguale, e per il numero, e anche perché Lodovico mirava piùttosto a scansare i colpi, e a disarmare il nemico, che ad ucciderlo; ma questo voleva la morte di lui, a ogni costo.
[Eccetera]
Questo nella Milano bene del Seicento.
Ma anche nella fair Verona (di Shakespeare, s'intende, non dei giorni d'oggi, felici) la gioventù bene non scherza (Romeo and Juliet, Atto I scena I e poi ancora Atto III, sc. I).
(Non traduco. So che tutti conoscete Shakespeare quasi come Manzoni: a menadito).