Si discute in Parlamento la legge che ridurrà a quote minoritarie la mano pubblica nella gestione dell'acqua. Tutti possono informarsi e leggere di che si tratta perché ne parlano tutti i giornali.
A me sono venuti in mente i versi giovanili di Pasolini, l'incipit o meglio la Dedica delle sue Poesie a Casarsa (1941- 1943):
Fontana di aga dal me paÃs.
A no è aga pà fres-cia che tal me paÃs.
Fontana di rustic amòur.
E sono andata a cercare anche l'amaro rifacimento pubblicato nel maggio 1975:
Fontana di aga di un paÃs no me.
A no è aga pà vecia che ta chel paÃs.
Fontana di amòur par nissún.
(da La nuova gioventù, Einaudi, Torino, 1975)
Fontana d'acqua del mio paese. Non c'è acqua più fresca che nel mio paese. Fontana di rustico amore.
Fontana d'acqua di un paese non mio. Non c'è acqua più vecchia che in quel paese. Fontana di amore per nessuno.
A chiese e luoghi di culto 29 milioni dei 44 che i contribuenti avevano deciso di devolvere all'erario.
I dubbi del Parlamento
L'otto per mille destinato allo Stato finisce a parrocchie e monasteri
di CARMELO LOPAPA
ROMA - Pontificia Università Gregoriana in Roma, 459 mila euro. Fondo librario della Compagnia di Gesù, 500 mila euro. Diocesi di Cassano allo Ionio, 1 milione 146 mila euro. Confraternita di Santa Maria della Purità , Gallipoli, 369 mila euro. L'elenco è lungo 17 pagine e porta in calce la firma del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Non si tratta di uno dei tanti decreti, ma quello che ripartisce per il 2009 i 43 milioni 969 mila 406 euro che gli italiani hanno destinato allo Stato in quota 8 per mille dell'Irpef. Basta sfogliarlo per scoprire che confraternite, monasteri, congregazioni e parrocchie assorbono la quota prevalente di quanto i contribuenti avevano devoluto a finalità umanitarie o per scopi di assistenza e sussidi al volontariato.
E invece? Succede che i 10 milioni 586 mila euro assegnati al capitolo "Beni culturali" sono finalizzati in realtà a restauri e interventi in favore di 26 immobili ecclesiastici. Opere che avrebbero tutte le carte in regola per usufruire della quota dell'8 per mille destinata alla Chiesa cattolica, col suo apposito fondo "edilizia di culto". Come se non bastasse, la medesima destinazione (chiese e parrocchie) hanno anche gli altri 19 milioni destinati alle aree terremotate del centro Italia (14 per l'Abruzzo).
"L'atto del governo n. 121" è stato predisposto ai primi di settembre da un presidente Berlusconi reduce dall'incidente diplomatico del 28 agosto con la Segreteria di Stato Vaticano. Sullo sfondo, la (mancata) Perdonanza dopo il caso Giornale-Boffo. Il documento, poi trasmesso alla Camera il 23 settembre, conferma intanto che i soldi vanno allo Stato ma entrano di diritto nella piena discrezionalità del capo del governo, per quanto attiene al loro utilizzo. È un atto "sottoposto a parere parlamentare" delle sole commissioni Bilancio. Quella della Camera lo ha già espresso, "positivo", il 27 ottobre, quella del Senato lo farà nei prossimi giorni. Eppure, anche la maggioranza di centrodestra della commissione Bilancio di Montecitorio ha lamentato le finalità distorte e ha condizionato il parere finale a una serie di modifiche, contestando carenze e incongruenze del decreto.
Tra le più sorprendenti, quella che riguarda la "Fame nel mondo", "alla quale nel decreto vengono attribuite risorse finanziarie alquanto modeste, a fronte di richieste di finanziamento di importo limitato che avrebbero potuto essere integralmente accolte". Insomma: governo ingeneroso verso i bisognosi. In effetti, ultima pagina, al capitolo "Fame nel mondo", sono solo dieci le onlus e associazioni finanziate per 814 mila euro, pari al 2 per cento del totale.
Tutto il resto? A chi sono andate le quote parte dell'Irpef che gli italiani hanno devoluto allo Stato? La parte del leone quest'anno la fanno gli "interventi per il sisma in Abruzzo". Sono 32 e assorbono 14 milioni 692 mila euro. Ma il condizionale è d'obbligo. A parte la preponderanza anche qui di parrocchie e monasteri (la quasi totalità ) tra l'Aquila, Pescara e Teramo, tuttavia altro non quadra. E a rivelarlo è proprio la commissione parlamentare presieduta dal leghista Giancarlo Giorgetti: "Le richieste di finanziamento relative all'Abruzzo risultano presentate in data antecedente al sisma dell'aprile 2009 ed appare quindi opportuna una puntuale verifica e un coordinamento con gli interventi previsti dopo il sisma".
L'ammonimento è chiaro: quei beni finanziati in Abruzzo non sarebbero stati danneggiati dal terremoto del 6 aprile, non quanto altri almeno. Perché dunque si dirotta lì un quinto dell'intera quota dell'8x1000? Il sisma del dicembre 2008 in Emilia garantisce a 9 tra parrocchie e monasteri del Parmense altri 4 milioni, mentre 11 milioni sono parcellizzati per i danni delle restanti calamità in tutta Italia.
Ma ecco il punto. Oltre 10 milioni finiscono ad appannaggio dei Beni culturali. Ventisei tra consolidamenti e restauri, quasi tutti per diocesi, chiese, parrocchie, monasteri. Solo per restare alle cifre più consistenti, ecco il milione 314 mila euro per la cattedrale dell'Assunta di Gravina di Puglia, il milione 167 mila euro per il restauro degli affreschi della chiesa dei Santi Severino e Sossio di Napoli, oppure i 987 mila euro per il restauro di Santa Maria ad Nives di Casaluce (Caserta), i 579 mila euro per San Lorenzo Martire in Molini di Triora o i 413 mila euro per la "valorizzazione della chiesa San Giovanni in Avezzano". E poi, la Pontificia Università Gregoriana e la Compagnia di Gesù. Anche su questo capitolo le bacchettate del Parlamento: la priorità dovevano essere "progetti presentati da enti territoriali", non ecclesiastici. Ci sarebbe anche il capitolo "Assistenza ai rifugiati", al quale però, per il 2009, il decreto firmato dal premier Berlusconi destina 2,6 milioni, poco più del 5 per cento del totale. E quasi tutto (2,3 milioni) va al solo Consiglio italiano per i rifugiati. Concentrazione "non opportuna", censura infine la commissione Bilancio: "Altri progetti non finanziati risultavano meritevoli di attenzione".
(articolo tratto da www.repubblica.it)
Chi ieri, preso dallo scoraggiamento del dopocena o da altre domenicali attività , non avesse visto Report, può trovare qui il testo integrale della puntata, oppure leggere questo articolo riassuntivo.
Vale la pena.
Processobreve: a che pro?
Ingenuamente confesso
che il testo della legge non l'ho letto -
ma basta la parola per capire
che protegge la pace familiare.
Era ora: sarà adesso vietato
il meditare in cesso
oltre un tempo breve prefissato.
C'è chi dice che un singolo
avendo un solo culo e tutto un cesso
ne uscirà immune e sarà privilegiato.
Ma su, andiamo! questo non è che il vizio
di cercare il pelo dentro l'uovo.
"Quest'oggi, in Drury Lane, ho visto - e proprio non avrei voluto - due o tre case marchiate da una croce rossa sulla porta, con su la scritta "Signore, abbi pietà di noi". Una vista penosa per me, la prima di questo genere che a mia memoria io abbia mai veduto. La cosa mi ha messo in tali brutti pensieri circa me stesso e ciò che odoravo, che non ho potuto fare a meno di comprare del tabacco da annusare e masticare. Questo è bastato a togliermi l'apprensione."
Dal Diario di Samuel Pepys, in data 7 giugno 1665. Il periodo è quello dell'ultima grande epidemia di peste. Si disse allora che nessun tabagista ne fosse rimasto vittima.
Sulle varie virtù attribuite al tabacco in quel tempo, già avevo scritto un post alcuni anni fa, citando fra l'altro anche questo passaggio. Chi ne abbia voglia, può rileggerlo QUI.
Aggiungo in margine che il tabacco fu introdotto in Inghilterra alla fine del 1500 da Sir Walter Railegh, esploratore, pirata e scrittore (come poeta duettò anche con Marlowe), oltre che favorito di Elisabetta I.
Raleigh fece pessima fine, perché venne decapitato, nel 1618. Si racconta che alla vigilia dell'esecuzione, come ultimo desiderio, abbia chiesto di fumare la pipa - inaugurando così una tradizione, che forse ora sta tuttavia per estinguersi.
Comunque la si pensi, forse non è male ricordare che la "tradizione" di tenere esposti i crocifissi negli edifici pubblici (scuole, tribunali, caserme ecc.) in realtà fu imposta con regi decreti e circolari ministeriali dal regime fascista tra il 1924 e il 1926.
In precedenza nulla del genere negli edifici dello Stato italiano, pur essendo ovviamente l'Italia di allora un paese più di adesso a maggioranza cattolico.
Leggo che il ministro della P.I., Gelmini, nello scandalizzarsi della recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che considera l'esposizione del crocifisso nelle aule una "violazione della libertà di religione degli alunni", invoca la Storia, le Tradizioni e, manco a dirlo, l'Identità - arrivando addirittura ad affermare che la nostra Costituzione riconoscerebbe un "valore particolare" alla religione cattolica.
Forse sarebbe opportuno conoscere la nostra storia (compresa quella delle tradizioni e della loro nascita), prima di appellarsi a essa. E magari conoscere anche la Costituzione: l'art.8 per esempio, dove si legge: "tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge".
Volendo difendere la presenza di quel simbolo nelle aule delle scuole statali e comunali si dovrebbero cercare, se se ne trovano, altri argomenti.
P.S.: Leggo che anche il buon Bersani ha voluto dire che è una "tradizione inoffensiva". Quanto alla "tradizione", rimando a quanto ho detto sopra. Sull'aggettivo "inoffensiva", se fossi credente mi offenderei - perché vorrebbe dire che si tratta di un simbolo ritenuto senza alcun significato, qualcosa che passa inosservata e nell'indifferenza, come fosse l'immagine di una religione defunta, che non parla più a nessuno, né provoca emozioni di sorta.
(Aggiungo il link per l'articolo di Rodotà sull'argomento).
Nello stesso giorno sono morte ieri tre donne: Diana Blefari, la brigatista condannata all'ergastolo per l'omicidio di Biagi, che si è suicidata in carcere impiccandosi con le lenzuola. Alda Merini, poetessa dalla vita aspra e travagliata, finita dolorosamente in un letto di ospedale. Natuzza Evola, la veggente calabrese dal sorriso rasserenante di mitezza, che è finita nel suo paese, circondata dai suoi fedeli.
Le immagino ora salire in fila lungo un sentiero che si perde nell'ombra, e avvicinarsi piano l'una all'altra trovando forse parole comuni.
Due articoli:
quello di oggi di D'Avanzo, sulla Repubblica La macchina del fango.
E quello di ieri sulla Stampa di Barbara Spinelli Le parole per battere la mafia.
Mentre noi siamo oggi un po' meno scontenti del solito circa noi stessi, il povero reduce di Russia si è preso, pare, la scarlattina (Corriere della Sera di oggi).
Se non è una storia come quella della neve di Russia, è proprio sfortunato. E dire che è così buono: con tutti i guai che ha, aveva persino generosamente avvertito il povero Marrazzo che c'era un video scabroso che lo riguardava - e che già era stato offerto al giornale Chi, ma lui, per solidarietà , ne aveva impedita la pubblicazione.

Altan oggi su Repubblica.
Io infine ho votato Bersani. Come Rosy Bindi e come la Littizzetto.
"Eh", diceva qualcuno l'altro giorno scotendo il capo: "Ma dietro Bersani c'è D'Alema..."
"Se è per quello", gli ha risposto un altro, "D'Alema, se non ce l'hai dietro, te lo trovi comunque tra le palle".
Sicchè non fa la differenza - e serve, come capro espiatorio.
Tra una cupezza e l'altra, che grazia, e che delizia, poter ascoltare in queste mattine Paolo Poli che legge "Le sorelle Materassi" di Palazzeschi su Radio3!
Chi l'avesse perso o non potesse ascoltare in diretta (ore 9,00 del mattino o alle ore 14.00, sempre su Radio3), può scaricare le varie puntate dal sito di Radio3, QUI.
Paolo Poli aveva già letto mirabilmente in precedenza Pinocchio e Il codice di Perelà , di Palazzeschi: si possono entrambi ascoltare e scaricare dalla pagina che ho già linkato.
Chi ama Paolo Poli, può trovare qui il video di una lunga intervista fatta da Rai2 in occasione dei suoi ottanta anni (febbraio 2009).
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Post Scriptum Fuori Tema, ma vale la pena:
Berlusconi è rimasto in Russia, perché bloccato dal maltempo.
Come Napoleone, insomma.
Notizia vera: vedi QUI.
E c'è anche questo video da vedere: un programma andato in onda ieri su Canale 5, di cui si parla anche QUI.
Quelli di Canale 5 hanno pedinato con una telecamera il magistrato della sentenza Fininvest-Cir e, non avendo trovato nulla di strano o di significativo da mostrare, hanno mandato in onda un filmato in cui il magistrato fuma sul marciapiede in attesa del suo turno dal barbiere, si ferma al semaforo, cammina in abiti casual - e l'hanno accompagnato da un sonoro in cui si ripete che si tratta di atteggiamenti "stravaganti" che mal si adattano alle sue funzioni.
Una sorta di rozza e vergognosa esposizione al ludibrio di atteggiamenti assolutamente comuni di una persona, che va per strada per i fatti suoi, ma soprattutto un avvertimento, che sottintende: guarda che ti seguiamo, ti pediniamo, siamo pronti a utilizzare tutto contro di te.